Qualcosa di diverso

Il lungo periodo trascorso dal precedente post mi ha dato l’occasione di formulare numerose riflessioni (del tipo “questa la metto sul blog”) che ovviamente, adesso, non mi vengono in mente.

Nel frattempo, si registra che:

– è iniziata prima la Bundesliga poi il Campionato italiano, c’è stata una giornata di sciopero ma nel corso della seconda, al sèguito dell’eroico condottiero vecchia gloria Antonio Conte (ah, che bei tempi), ne abbiamo dati quattro e preso solo uno;

– siamo ormai pienamente parte del mobilio del bar di fiducia essendo stati soccorsi (con modi alla Sergio Leone che ovviamente mi hanno affascinata come una liceale svizzera alla vista del primo stralcio di mondo)  dal pezzo di arredamento più antico e pregiato del bar stesso durante un tentativo di stalking da parte di un ubriaco abituale;

– l’estate sembra essere finita, ma il sole è arrivato solo adesso.

Poi, mi è capitato di fare una tra le più belle passeggiate della mia vita. Dunque, va detto che a Bologna una ragazza non è esattamente libera di farsi quattro passi di notte in santa pace. I maschi non lo sanno, perchè quando camminano con una donna la loro stessa presenza fa sì che, appunto, la femmina in questione non si trovi da sola. Allora, quando dici “se torno a casa a mezzanotte a piedi la gente mi rompe i coglioni per strada”, loro – specie nell’evoluto ed emancipato mondo bolognese, dove ognuno si sente in dovere di sfatare pregiudizi solo per dimostrare la propria apertura mentale – ti rispondono: “ma va’, paranoica, che non succede niente”. Sì, vorresti rispondere se non lasciassi subito perdere la conversazione per compassione e generosità retorica, ma può infastidirmi anche il solo fatto che in venti minuti almeno due o tre persone mi apostrofino con voci melliflue e frasi da primi-due-minuti-di-film-porno? Anche, cari lettori di sesso maschile con un angolino remoto del cervello predisposto alla giustificazione dello stupro, nel caso in cui la femmina in questione sia vestita con abiti che hanno lo stesso sex-appeal del pigiamone a pois viola e giallo di flanella.

Quindi si diceva.

L’altra sera, essendo stata vergognosamente abbandonata dal fidanzato per futili ragioni di ricerca, mi ritrovo a casa di amici a cena, nel quartiere della Neustadt, cioè della città nuova, a circa venti minuti a piedi camminando da casa, che invece è più in centro.

La Neustadt è un delizioso confettino che gli abitanti di questa città si ostinano a considerare degradato e poco chic, e soprattutto distante bilioni di chilometri dal centro. Invece, a una che come me ha vissuto nella Grande Metropoli bolognese per anni, le considerazioni topografiche di questi ingenui semi-provinciali (soprattutto riguardo alla percezione delle distanze, che noi scafati cittadini doc di sconfinati agglomerati abitativi quali Bulàgna consideriamo inezie) fanno proprio un baffo.

Insomma, il confine tra il mio quartiere e la Neustadt si trova a circa duecento metri da casa mia. Pur essendo più centrale la  mia zona, specialmente nel tragitto di quattro minuti tra qui e la Biblioteca che spesso è l’unica cosa che vedo per settimane considerati gli impegni lavorativi di cui sopra, fa abbastanza cagare: ci sono palazzoni con colori abbinati a caso, sedi di ministeri e importanti uffici, progettati dal solito architetto post anni sessanta con la solita merda al posto del cervello.

Dopo il confine, invece, inizia un reticolo di strade più o meno parallele e perpendicolari al Reno dove le case sono basse, gli alberi sono alti e frondosi e la gente cammina in mezzo come se fosse in un campeggio (qui sono le macchine a doversi adattare ai pedoni). Ogni trecento metri c’è un baretto o un pub o un ristorante coi tavolini fuori sul marciapiede, e ognuno offre specialità-introvabili-uniche agli avventori che chiacchierano placidamente nel dehor. Ci sono piazzette e piccoli parchi circondati da edifici variopinti miracolosamente sopravvissuti ai bombardamenti che paiono catapultati direttamente da Montmartre. I bambini sfrecciano in bicicletta tra madri e padri davvero emancipati oppure tra ubriachi all’ultimo stadio che inteneriscono lo sguardo vacillando.

Si sentono le televisioni o le sonate per pianoforte di Beethoven o lo swing anni Quaranta o la techno dalle finestre e il profumo delle piante, insieme alle grida degli uccelli che si riuniscono al tramonto per prepararsi a sloggiare da un clima ormai già discutibile.

Questo è quello che ho visto verso le sette e mezza, mentre mi avviavo con la mia bottiglia di Lagrein sottobraccio.

Ma a mezzanotte, al ritorno. Mi sono sentita come solo mi è capitato in mezzo ai boschi. Il silenzio totale, qualche luce bluastra che balenava dai vetri, e il rumore dei passi. Era così bello che non ho nemmeno acceso il lettore mp3. Per un attimo mi sono immaginata some sarebbe stata magnifica Bologna di notte se solo i passanti che incontravo non fossero stati dei potenziali, speso reali, spaccaminchia, ed ho un po’ invidiato gli amici maschi che invece lo sanno bene, com’è una passeggiata di questo tipo.

Ma pòi il fascino strano delle Neustadt, con le sue casette basse e gli alberi profumati, si è mangiato qualunque tentativo di revisionismo malinconico. Ho incontrato qualche relitto umano che tornava a casa (qui è più o meno come se fossero le due da noi, specie in settimana) che si è fatto i beneamati cazzi suoi, e mi sono goduta il tragitto. C’era la luna, anche, quasi piena con le nuvole che correvano e scorrevano davanti e un venticello caldo che spostava il termometro sopra i venticinque, e potevo annusare l’aria e sorridere senza che nessuno per questo pensasse che si trattava di un richiamo sessuale.

Quando sono arrivata a casa, quasi mi dispiaceva. Ma ero anche contenta di aver scoperto che la città dove vivo adesso, oltre a numerosi opitional quali uno stipendio (seppur, fino a gennaio, non molto alto), ha anche quello della passeggiata di notte in santa pace.

 

 

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~ di cocochanel su settembre 15, 2011.

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