Mayence mon amour [ovvero: Il Profumo]

Come riassumere mesi (ormai quattro) pieni di avvenimenti quando si scrive così raramente?

Elencando randomicamente una serie di cazzate poco significative, per esempio.

Niente, la mia vita qui consta sostanzialmente di ore ed ore di lavoro quotidiano. Naturalmente dopo che sono stata in grado di trovare il tempo per lavorare al dottorato. Perchè prima c’è stato un mese di frustrante ricerca casa (è come Bologna ai tempi d’oro, una cosa pazzesca) insieme al corso di tedesco (DODICI ore la settimana) e al lavoro come bibliotecaria (dieci ore la settimana) che il mio professore ha trovato per me come temporaneo surrogato di una borsa di studio.

Poi il corso di tedesco è finito (anche se mi ostino a parlare inglese: come ben sanno i linguisti, la pigrizia è uno dei fondamenti della comunicazione verbale) e la casa l’ho trovata. E’ in centro, è molto carina e costa circa la metà rispetto ai prezzi medi di Milano, Roma o Bologna-nel-2005. E’ a quattro minuti a piedi dalla libreria/museo/centro di ricerca dove lavoro: sto passando al vaglio le religioni pagane per scovarne una in cui esista un protettore del culo sodo, a cui votarmi per evitare l’eccesiva degenerazione dei tessuti muscolari in strati di adipe.

A parte questo, la mia vita qui mi piace. Sono circondata da persone che stanno già diventando care, la città è incantevole e tutti questi pregiudizi sui tedeschi sono stronzate. 1. Non è vero che sono freddi: semisconosciuti (nella fattispecie colleghi e addirittura capi) hanno dato il culo per aiutarmi a trovare e ottenere casa; 2. Non è vero che si mangia male; 3. Non è vero che il vino qui fa schifo; 4. Non è vero che non c’è vita: vi garantisco che, per come è messa adesso ad esempio Bologna, qui ce n’è il triplo. Oltretutto, una birra o una cena fuori qui costano un terzo (saranno fatti relazionati?). In più, non fa freddo; almeno rispetto al Piemonte.

La mia giornata in biblioteca è scandita dai profumi.

Il profumo dei fiori, che sono comparsi tutti di un colpo, mentre vado là al mattino.

Il profumo del the alle nove e mezza: c’è la Tee-Pause, i miei colleghi bibliotecari preparano il the e, che io stia lavorando o no, sono comunque invitata (come, del resto, un po’ chi capita tra gli ospiti della biblioteca: la pausa the, e in generale l’ambiente di lavoro, è abbastanza fricchettone). Ci si mette a sedere in cerchio in centro all’ufficio (che ha le vetrate che danno sulla biblioteca) e si beve il the e si mangiano i dolcetti, per mezz’ora.

Il profumo del caffè alle undici. Si fa il caffè, ma stavolta lo si beve mentre si lavora. Se io non sto lavorando come bibliotecaria, ma sono lì a scrivere la tesi, di solito mi presento con puntualità tedesca alle undici meno cinque, e il caffè lo faccio io. Per due motivi: il primo, che il mio rapporto col caffè delle undici è più o meno lo stesso di un tossicodipendente col SERT. Il secondo, che mi diverto a cucinare il caffè col filtro, quello nordeuropeo. C’è una brocca con sopra un coso conico forato in cui si mette un filtro di carta, e dentro la polvere di caffè. Poi si versa l’acqua, che passa attraverso il caffè e il filtro, e cola nella brocca. L’operazione è da ripetere più volte, e alla fine viene fuori il mio caffè preferito, quello annacquato.

Il profumo del mio professore. Non si sa perchè, se ne mette a litri, e sempre lo stesso. Quindi la mattina, appena entro in biblioteca, posso capire se è lui stato lì cinque minuti fa, dieci, trenta oppure se non c’è ancora passato.

Il mio profumo. Io non ne metto a quintali, ma se c’è un vezzo femminile che ho (forse l’unico) è il profumo. Sfortunatamente, tutte le volte che me ne piace uno è sempre il più caro. Per chi non lo sapesse i profumi più cari, oltre che, solitamente, i più raffinati, sono anche i più intensi e persistenti. Quindi anche se me ne metto poco lascio la scia, che poi occasionalmente mi capita di ri-annusare.

Tutto questo, naturalmente, in in inverno, in primavera e in autunno.

Come molti di voi immagineranno, i ricercatori e i professori, e per di più la ristretta élite di privilegiati folli che arrivano qui a studiare, spesso badano a tutto meno che alla cura della persona: in estate, putroppo, talvolta la libreria puzza di piedi.

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~ di cocochanel su aprile 12, 2011.

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