My Mainz

Mainz - vicino al Guttemberg Museum

Per la cronaca, non sono morta. Sono a Mainz, in Germania, la città di Gutenberg e dell’invenzione della stampa. Prima ero in Piemonte, a godermi l’aria leggera e bagni di sole e di lago, e dopo ero alla Barceloneta (dire Barcellona non è esatto; sono stata più che altro chiusa nel quartiere. Perché uscire? Barcellona è un bellissimo quanto inutile contorno, tutto quello che puoi desiderare si trova già alla Barceloneta. Ma Vi racconterò anche di questo, miei cari ritrovati Amicicici). Sono a Mainz, a studiare i miei adorati relitti litici altomedievali, in un mondo incantato fatto di guest-house gratis, dottorandi felici, fotocopiatrici che funzionano e biblioteche con milioni di volumi. Le fotocopie sono gratuite e noi ospiti speciali (io sono un’infiltrata grazie alle mie note doti di insistenza e alla parola gentile della mia amata professoressa, ma gli altri sono super-dottorandi-dottorati-ricercatori-sarcazzo, e varie altre figure professionali che noi in Italia nemmeno immaginiamo poichè la cronica mancanza di soldi ha come effetto la inesistenza di un sacco di mansioni per cui all’estero si è pagati), noi ospiti speciali, dicevo, abbiamo le chiavi della biblioteca e possiamo entrare e uscire quando vogliamo: il sabato, la domenica, di notte, all’alba. Tutto questo ha un nome: Perfezione.

La città è veramente carina. Ci sono chilometri di isole pedonali e piste ciclabili, regna il silenzio e la gente è serena e sorride. La birra costa poco, mangiare fuori è possibile (nel senso che non ci vuole un budget minimo di partenza di 20 € come in Italia), si mangiano cose buonissime, e la domenica si può andare a passeggiare sul lungo Reno. I bambini sono educati, tranquilli e indipendenti; esiste un tacito accordo parentale: i genitori li lasciano scorrazzare e loro non rompono i coglioni.  E dico i genitori, perché qui, al contrario che da noi, esiste il concetto di padre, cioè uno che ha presente di avere un figlio e ha una moglie che gli permette, e che anzi si aspetta, che il responsabile dell’inseminazione sappia cambiare un pannolino, porre fine a un capriccio, salire in autobus con un passeggino, e perfino portare la creatura a spasso da solo. Certo la rilassatezza dei genitori nordici dipenderà anche dal fatto che se il figlio si macchia i calzoncini non succede niente, perché non lo hanno vestito Mini-Prada da capo a piedi spendendo in media 250 euro per pantaloni lunghi trenta centimetri, scarpe numero quindici e t-shirt misura “sei mesi”. Un’altra cosa positiva è che posso andare al bar e chiedere semplicemente “un caffè”, e automaticamente mi si materializza davanti la brodaglia che tanto amo, senza le consuete patrie macchinose spiegazioni durante le quali io chiedo acqua calda a parte e il barista, il più delle volte, non capisce un cazzo e/o mi sottopone a un interrogatorio, con aria inquisitrice, per stabilire con precisione come e perché io voglia allungare il mio caffè [alla fine della consueta pantomima, il barman “diagnostica” un caffè chiamato alternativamente “americano” o “francesino”, pronunciando la parola con una nota di disprezzo. Secondo me, però, il caffè dovrebbe chiamarsi “resto del mondo”,  perché siamo l’unico quadratino in cui vengano serviti due millilitri di liquido bollente].

However, oggi, in onore dell’età mentale che tutti mi attribuiscono e in onore dell’età biologica del mio fegato (molto superiore all’età anagrafica a causa dell’intensa attività), ho pranzato in piazza alla Festa degli Anziani. Mentre mangiavo il mio wurstel e bevevo la mia brava birretta appoggiata al tavolino del chiosco, mi chiedevo come mai l’età media fosse così alta. Solo dopo, camminando verso la biblioteca, ho visto un cartellone che pubblicizzava la Senioren-sommer-fest e ho capito tutto.

Questi giorni, ad ogni modo, mi stanno consumando il cervello. Penso in italiano, leggo in francese, inglese e spagnolo, parlo inglese e sento tedesco dalla mattina alla sera. Inoltre, dopo cena ho quotidiane conversazioni in italiano con un certo tizio che è madrelingua catalano.

Risultato: poco fa stavo scrivendo un sms in cui spiegavo che non riuscivo ad attivare la connessione internet, e sono rimasta esattamente minuti quattro a pormi la seguente domanda: Si dice “non sono riuscita a connettermi” oppure “non sono riuscita di connettermi”?

Buone cose, Gentili e fedeli Utenti. Non perdete mai le speranze, ci rivediamo presto.

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~ di cocochanel su agosto 23, 2009.

2 Risposte to “My Mainz”

  1. Ecco!!visto che brava?leggo il tuo blogg e commento..hihihi..bello questo racconto..mi chiedevo che facessi e dove fossi ed ecco la risposta! quando torni fatti viva..magari non di domenica come fai sempre che è l’unico giorno in cui lavoro!!!

  2. Evvivaaaaa! Che bello che sei passata di qua! Un giorno ti chiamerò con calma (cercherò di non farlo di domenica…).

    Smackz.

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