Leaving-Rome (la finale nel mio soggiorno)

Lasciando Roma nel giorno della finale mi rendo conto del perchè, pur avendo eliminato la TV dalla mia vita, io non abbia eliminato la scheda TV dal mio computer:  il motivo è: il calcio (cioè quei quattro minuti totali in chiaro annui che ci hanno lasciato).

Normalmente vado dicendo che la scheda tv è una bella cosa perchè c’è la BBC, raieduchescional, rai storia eccetera e i documentari e la tv intelligente e bla bla bla. Invece ieri, in treno, tornando da Roma (dopo un soggiorno di cinque giorni ludico-universitario-istruttivo con visite ai principali scavi tardoantichi, chiese paleocristiane e birrette a San Lorenzo), stavo constatando tra me e me che, in realtà, tutti gli utilizzi dell’apparecchio, da quando ne sono venuta in possesso (quattro anni fa), sono coincisi con i principali eventi calcistici mondiali.

Naturalmente, il progetto di un felice ritorno di cui pregustavo già il pregustare la visione del secondo tempo mentre, nell’intervallo, mi sarei spostata con calma dalla stazione a casa, si è trasformato in una forsennata corsa contro il tempo a causa dei sessanta minuti di ritardo del treno. Siamo stati in treno sei ore. In aereo, il tempo sufficiente per raggiungere Teheran.

E vabbè. Nemmeno la finale di Champions, porca vacca. O meglio, gli ultimi tredici minuti, che è come non aver visto niente.

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Stavolta non ci sono immagini: da quando ho avuto l’occasione di utilizzare per un periodo prolungato la reflex digitale del mio amico F*, da quando mi sono abituata alla grande comodità di NON dovere distendersi a terra sotto la facciata di una chiesa per simulare il grandangolo con la mia compatta del 2003, da quando non sono più stata obbligata ad appoggiarmi a qualunque tipo di supporto (cestini della monnezza, selle di scooter altrui, teste dei miei amici) per scattare una foto in condizioni di luce che siano appena inferiori a quelle di un mezzogiorno d’agosto, da quando insomma ho provato la Ferrari provenendo dalla Panda, non mi va più di scattare fotografie con i miei poveri mezzi.

Se il mio amico F* vorrà concedermene qualcuna, l’aggiungerò (è stato anche lui a Roma, per un paio di giorni, chè aveva da fare cose e vedere gente).

Comunque Roma è un casino. Non so proprio come facciano quei 2.726.539 tipi che ci abitano. Meno male che, a convincermi che quelle 5.365 occasioni in cui mi sono girate le palle valeva la pena di subirle, c’è stata la presenza della mia cara amica A*, che non vedevo da tempo, che mi ha sopportata a casa sua per quasi una settimana (e non è facile), che sono stata felice di ritrovare. Roma. Bella e tutto, per carità, bellissima (anche se…la più bella città del mondo…mah…siamo poi sicuri?). Fantastica Roma, grande Roma, Roma è sempre Roma, Roma caput mundi, l’impero romano, i monumenti, Alberto Sordi, Sabrina Ferilli, il Papa, Flavia Vento, la grattachecca, il Papa, l’amatriciana, l’aperitivo a Campo dei Fiori, il raccordo anulare, Carlo Magno incoronato, Michelangelo, Maurizio Gasparri, il Papa, il tramonto sul Tevere, eccetera eccetera. Però che casino. Meno male che non abito a Roma.

Forse l’universo-mondo, quella folla compatta che mi ripete da anni di smettere di rompere i coglioni e andarmene affanculo a vivere a Berlino o a Utrecht ci ha ragione, vah.

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[ci stiamo attrezzando; vediamo cosa si può fare].

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~ di cocochanel su maggio 28, 2009.

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