Favola della Principessa 3 (continua dai due post precedenti)

Un bel mattino la Principessa stava alla finestra a guardare gli uccellini che volavano liberi nel cielo azzurro. Malinconica, con i gomiti appoggiati al davanzale e il mento tra le mani, mormorava, sospirando, tra sè e sè: “Aaaah, il trotzkismo è proprio morto! Ha concluso la sua fulgida stagione di glorie e si è dissolto silenziosamente a poco a poco, consumato nel lento stillicidio di migliaia di piccoli colpi mortali sferrati ogniqualvolta un lavoratore ha chinato la testa, ha detto sì senza discutere, ha distolto lo sguardo dall’ingiustizia del Padrone sul compagno. Il socialismo reale è morto!”, diceva triste tra sè e sè la Principessa, “Si è spento piano piano ogni volta che abbiamo chiuso a doppia mandata il portone del nostro castello, ogni volta che abbiamo deciso di non parlare al nostro vicino sul Bruco-bus, ogni volta che al radiogiornale abbiamo sentito che Cenerentola continuava a subire violenze in famiglia e non ce ne fregava una cippa -che poi quella poveretta, per sfuggire ai suoi aguzzini, ha dovuto scappare di casa e sposarsi con uno coi soldi, in barba alle Fate Femministe…”.

Così pensava la Principessa, quel bel mattino di primavera.

A un certo punto, qualcuno bussò forte al portone del castello della giovane pulzella. “Chi sarà?” disse lei, e corse giù per aprire al misterioso visitatore.

“Sono il Real Postino”, disse una voce di là dal portone, “Ho una pergamena da farvi firmare, Principessa, e di grazia vorrei far presto, chè ho lasciato il cavallo in divieto di sosta!”.

La Pricipessa pensò che si trattasse di una lettera inviata dal Gran Governatore di Palazzo per indire una solenne Riunione Condominiale. Aprì la porta, strappò lesta una penna da un’oca che razzolava in cortile, la immerse nel calamaio che il Real Postino le porgeva, e firmò la ricevuta della pergamena. Mentre si ritirava, fece in tempo a vedere il Real Postino correre disperato verso il suo cavallo: due Guardie del Regno, vestite di bianco e blu, stavano già posizionando i ferri di blocco al cavallo per poi caricarlo sulla Gazzella fatata e rimuoverlo.

Ma ecco che, appena arrivata in camera sua, la Principessa ebbe un tuffo al cuore: la pergamena recava il Sigillo del Castello Rosso dei Libri! L’aprì in fretta.

Con tantisssssime sentite scuse, desolata, dolente, costernata, dispiaciuta, mortificata per l’accaduto, la Regina della Contea di Amministrazione le inviava un Reale Assegno con i denari mancanti dalla busta paga: si era trattato di un terribile errore, e ci si augurava che la Principessa potesse perdonarlo. Con tanti cari saluti e rinnovate sentite scuse, ecco trecento denari.

Vittoria!

L’unione fa la forza!

Sul dolce volto della Principessa si dipinse un sorriso: era contenta. Naturalmente, ella sospettava che del Terribile Errore la Regina della Contea di Amministrazione si fosse accorta non tanto per scrupolo professionale, quanto per le minacce di un’imminente azione guerresca del Valoroso Principe Discendente della Nobile Stirpe dei Delegati Sindacali e, nonostante tutto, si chiedeva se agli altri duecento Lavoratori Natalizi del Castello Rosso dei Libri fossero state riservate altrettante attenzioni remunerative ritardatarie. Si chiedeva se anche chi aveva taciuto avesse ricevuto i denari mancanti, e un po’ mesta rifletteva su come sarebbe stato facile rivendicare i propri diritti se solo si fosse scelta la via del coro sommesso di mille voci anzichè quella delle urla del singolo, ma era contenta: aveva vinto la sua battaglia sindacale.

D’altro canto, si sa, il trotzkismo è morto, e il socialismo reale è da un pezzo relegato, al buio, nella polvere, tra una pagina e l’altra dei libri di storia.

La Principessa poggiò la pergamena sul tavolo, in bella vista, e chiuse a doppia mandata il portone del suo Castello: non si sa mai.

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~ di cocochanel su marzo 22, 2009.

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