In bus con Baricco

Ieri: esco di umore medio. Comunque ho una specie di sorriso sulle labbra, dal che deduco che non devo essere di cattivo umore.

Salgo sull’autobus. Sul sedile davanti al mio c’è una tipa che legge La Repubblica. Siccome è di spalle, posso leggere i titoli. Sfoglia le pagine. Sono ancora di umore medio. Poi l’angolo di una pagina si piega: si riesce a intravedere quello che c’è scritto nella successiva: Basta soldi pubblici al teatr

NO! Non farlo! Non farlo, tipa! Non girare pagina! No, no, no, fermati sulla politica estera! Non girare pagina! Aaaaaaarghhhh! L’ha fatto. Ha girato pagina.

Basta soldi pubblici al teatro, meglio puntare su scuola e tv. Di Alessandro Baricco.

Ecco. Ci siamo. Anche oggi sono incazzata già di primo mattino.

Ora, Baricco ha sfollato. E’ impazzito. Sono andata a leggermi l’articolo online.

Al di là del fatto che “obiettivo” si scrive con una “b” sola (controllate pure dizionari e sito dell’Accademia della Crusca…NO, non è una di quelle parole per cui, per ora, la linguistica ammetta entrambe le grafìe, lasciatevelo dire da una laureata in Lettere: Obiettivo è lo scopo, obbiettivo è quello della macchina fotografica, e obiettivo/obbiettivo aggettivo sì, si può scrivere in tutti e due i modi; scusate la lezioncina, ma dal tronfio scrittorello si pretenderebbe almeno un corretto utilizzo della lingua), a me è sembrato di leggere una marea di minchiate.

Baricco vive ancora all’epoca della Mano invisibile di Smith. Sììììììì! Privati a gestire teatri e opera e soldi pubblici alle televisioni, perchè vogliamo avere più qualità e belle tramissioni sui libri in prima serata. Soldi pubblici alle tv perchè è lì che c’è “il paese reale” (e qui si sprecano le citazioni sanremistiche). Caro Baricco, povero Baricco, invidiabile Baricco che crede ancora che inondando di soldi la tv il risultato sarebbe un aumento della qualità. Dove? Nel Paese delle Meraviglie, quello in cui il nostro giulivo scrittorello evidentemente vive. A me, non so a voi, non convince molto questa equazione, qui ed ora, nell’Italia del 2009, con questo governo, questo pubblico, questo mercato pubblicitario.

L’opera e il teatro muoiono, e la crème de la crème dell’intellighentia disponibile attualmente in Italia (vale a dire gente come Baricco, che scrive obbiettivo con due “b”) propone un’idea rivoluzionaria: lasciare ai cazzi loro Pirandello e Puccini e spendere i soldi (peraltro ormai pochissimi, ma Baricco forse non sa che i fondi pubblici all’Opera sono stati tagliati di qualcosa come il 75% negli ultimi otto anni) a scuola e in tv. Beh, meno male che in questo Paese possiamo contare su un tale serbatoio di senso pratico e lucidità di analisi.

La nostra geniale penna paragona la gestione da parte di privati di teatri dell’opera e teatri stabili al mondo delle librerie e delle case editrici. Altra brillante idea, non c’è che dire: un economista, credo, si strapperebbe i capelli urlando.

L’opera muore, e noi siamo il Paese dell’opera per eccellenza. Soluzioni? Introdurre nelle scuole un’educazone musicale seria anche nei licei? No! Dare tutto in mano ai privati, fidarci della mano invisibile, guardare all’illuminante esempio anglo-americano, e sperare che fili tutto liscio. Ancora, bravo Alessandro, l’Intellettuale coraggioso, l’Outsider, il Cervello Controcorrente, l’Opinionista che canta fuori dal coro.

Bah.

Non mi va neanche di continuare a contestarlo (d’altro canto la conduzione di questo post è stata alquanto disordinata, finora); forse non vale nemmeno la pena di contraddirlo per punti: credo che la lettura dell’articolo si commenti da sola.

Comunque, per la cronaca, nel suddetto articolo si possono leggere frasi come: Abituiamoci ad accettare imprese vere e proprie che producono cultura e profitti economici, e usiamo le risorse pubbliche per metterle in condizione di tenere prezzi bassi e di generare qualità. Dimentichiamoci di fargli pagare tasse, apriamogli l’accesso al patrimonio immobiliare delle città, alleggeriamo il prezzo del lavoro, costringiamo le banche a politiche di prestito veloci e superagevolate. Niente tasse alle imprese che gestiscano cultura? Alleggerire (ancora!!!) il prezzo del lavoro coi soldi pubblici? Quando non ci sono nemmeno i denari per pagare la cassa integrazione alla gente?

Mi chiedo, davvero, se negli ultimi dieci anni Baricco abbia vissuto a Camelot.

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~ di cocochanel su febbraio 25, 2009.

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