Femmine

Senza voler generalizzare e lontani dal voler offendere la “coscienza di genere” di alcune donne, racconterò un fatto curioso in cui mi è capitato di imbattermi spesso, e per la prima volta, negli ultimi mesi.

Le scenate di gelosia tra femmine sono incredibilmente divertenti: prima dei vent’anni, non le avevo mai, mai viste; per una serie di strane coincidenze del Caso il fenomeno mi era rimasto sconosciuto. Non è questa la sede di indagarne le ragioni, che credo comunque abbiano a che fare con le mie amicizie prevalentemente maschili e con i posti che frequentavo prima di trasferirmi nella Grassa Bologna (i boschi dove andavo a fumare, i locali lercioni col biliardo e le feste fricchettone non sono esattamente i luoghi dove le scenate di gelosia tra femmine trovino l’humus adeguato per scatenarsi in tutta la loro virulenza).

Quando poi, aperti i miei giovani e ingenui occhi sulla giungla universitaria, ho sentito raccontare dalle mie nuove amiche di fatti simili, non solo non volevo credere alle mie orecchie (un nuovo universo si dischiudeva dinanzi a me, spazzando via parte delle categorie con cui avevo interpretato il mondo fino a poco tempo prima), ma anche speravo ardentemente di non dover mai essere l’oggetto delle ire funeste di qualche altra donna.

Mi sapevo debole, completamente impreparata e assolutamente incapace di sostenere un’eventuale discussione di quel tipo. Posso mangiare la faccia a qualcuno se si parla, che so, di laicità dello Stato, ma la fenomenologia, la sociologia e le dinamiche comunicative delle frecciatine di gelosia rimanevano un campo nel quale ero (e sono) del tutto ignorante.

Le domande si affastellavano, pressanti, all’interno della mia dubbiosa mente: come avrei reagito se mi fosse capitato di essere attaccata da un’altra femmina? Non avevo armi: nè quelle retoriche delle battute al vetriolo, nè quelle fisiche delle mani: detesto le risse fra donne, e le due o tre volte che ho fatto a botte abbastanza seriamente è successo con uomini (per fortuna ubriachi o molto gracili, cosa che mi ha dato la possibilità di uscirne vincitrice); nè avevo il benchè minimo allenamento: quando ci si pesta per gioco con gli amici, di certo non ci si tirano i capelli o ci si graffia la faccia.

Invece negli ultimi mesi il fenomeno delle scenate di gelosia tra femmine mi ha riguardata di persona in un numero consistente di casi. E con mio grande stupore, ho scoperto che non solo c’è un modo di venirne fuori con estrema facilità, eleganza e pacatezza, ma che mi divertono ai limiti dell’inverosimile: ora capisco perchè i miei amici maschi non vedevano l’ora di veder litigare due donne (anche senza arrivare alle mani, cosa che piace loro per altre ovvie ragioni)!

E’ successo diverse volte nell’ultimo mese (se si contano anche gli isterici tentativi da parte di una certa signorina di mettermi i bastoni tra le ruote -in ambito non sentimentale-: qui la scenata non è originata dalla gelosia per un uomo ma da pessime condizioni relazionali e sociali in cui si trova la poveretta, che peraltro pesta una merda ogni volta che ci prova), l’ultima ieri sera. Ho scoperto che ci sono diverse fasi:

1) Lo studio: la femmina che aggredisce, che chiameremo “femmina x”, osserva attentamente e ascolta la femmina che sta per essere aggredita, che chiameremo “femmina y”. Spesso la femmina x si trova in una situazione tale per cui non vede l’ora di incazzarsi, a priori (perchè ha il ciclo, perchè il suo uomo un minuto prima ha fatto un commento sul culo di un’altra eccetera).

2) La femmina y è ancora ignara di tutto, e sorseggia il suo drink con grande beatitudine; a tratti conversa perfino con la femmina x.

3) La femmina x comincia a farsi nervosa e inquieta; guarda spesso dall’alto in basso la femmina y, che nel mio caso rimane ancora ignara (solo alla fine di tutto reinterpreterà i piccoli episodi occorsi come primi sintomi dell’incombente crisi isterica).

4) Fase delle frecciatine “di riflesso”, non proferite parlando direttamente alla vittima ma dette parlando a qualcun altro, dapprima sussurrando, poi con un tono sempre più alto (questa fase può anche non essere presente).

5) Fase dell’attacco vero e proprio: quando la femmina x si sente pronta, procede all’aggressione: basta aspettare che la femmina y dica una cosa qualunque (anche: “Che bella giornata, oggi!”), ed è fatta: il suo volto si contorce in una maschera d’astio malcelato, diventa rosso o violaceo e, con una voce leggermente distorta dal disappunto, lei dichiara senza mezzi termini che pensa esattamente il contrario di ciò che ha appena detto la femmina y (ripeto: la frase della femmina y, che scatena l’aggressione, può assumere un’infinità di sfumature dall’assolutamente incontestabile al fortemente discutibile, ma la reazione è sempre la stessa). L’aggressione della femmina x, in mancanza di uno spunto proveniente dalla femmina y, può anche manifestarsi attraverso un commento a caso su una cosa qualunque riguardante la femmina y, cioè una battuta al vetriolo piovuta come un fulmine a ciel sereno, che dichiara in maniera ancora più esplicita l’inizio della guerra.

La fase 5 è la più divertente in assoluto: le femmine x infatti appartengono nella maggioranza dei casi alla categoria delle “donne puro istinto ed emotività” e si segnalano quasi sempre come completamente irrazionali: perciò, di solito, la miccia che fa esplodere lo scontro consta di una cazzata epocale che rivela subito lo scopo della frase (in linguistica pragmatica il fenomeno dello scopo di una frase è studiato molto attentamente): non la comunicazione, ma l’aggressione. Se ce ne sono, gli astanti rimangono impietriti per qualche istante, con il bicchiere a mezz’aria e gli occhi vitrei.

Dopo la fase 5 lo svolgimento del conflitto può assumere due direzioni diverse a seconda del carattere della femmina y: se ella è irrazionale come la prima, cercherà goffamente di rispondere per le rime (ma non si può, data l’assoluta mancanza di senso logico della frecciata che ha segnato l’inizio del conflitto); se invece è freddamente razionale, l’aggressione non ha modo di proseguire e svilupparsi.

Ed è qui che inizio a divertirmi: ho scoperto che posso godermi la scena, pur essendone coinvolta! Infatti, se si lascia cadere la provocazione, se la si aggira, se si rimane fermi e pacati, la femmina x letteralmente impazzisce. Continuerà per un tempo “z” a cercare di attaccare, ma gli artifici retorici di cui occorre essere in possesso per portare al fallimento tali tentativi sono davvero semplici: quindi si può resistere, senza troppa fatica e senza rovinarsi la serata, per tutto il tempo necessario. La femmina x è sempre più rossa, sconvolta e irrazionale. La femmina y ordina un altro bianco. E così all’infinito, finchè gli attacchi non cessano e l’astio all’interno dell’animo della femmina x è tale che tutti i presenti vorrebbero essere chiunque, quella sera, tranne il suo fidanzato, che nel frattempo ha intuito la crisi, e si prepara con occhi terrorizzati a uno sfracellamento di maroni che potrebbe durare anche tutta la notte (perchè nell’impossibilità di litigare con la femmina y, la femmina x riverserà probabilmente tutta la sua ira sul maschio).

Comunque la vita è proprio strana; giuro che ieri non ho fatto assolutamente niente, tranne starmene spalmata su una sedia a fare l’aperitivo: al mio bar ci sono pochi tavoli, quindi ci si siede tutti insieme, anche se non si è amici stretti; d’altronde, a questo punto di luglio compaiono e resistono solo i clienti abituali, i fedelissimi, quindi un po’ ci si conosce tutti di vista.

E va bene: loro si sono seduti con noi; capisco la di lei gelosia (lui è davvero carino, non si può affermare il contrario), ma ci siamo scambiati solo tre o quattro frasi tutte concentrate in 5 minuti a inizio serata, peraltro banali: scoperta la comune provenienza piemontese e il coinvolgimento di entrambi, diciamo così, nel “mondo universitario” (lui che già c’è, io che vorrei continuare a studiare, in futuro), ci siamo detti le solite quattro cazzate che immaginerete possano venir fuori in un simile contesto: “Scappa via finchè sei in tempo dall’Università”, “Che belli i colli del Monferrato”, e basta.

Ma il mistero della forza oscura che scatena l’odio delle femmine x è forse la parte più affascinante di tutto il fenomeno: e noi vogliamo lasciarla così, inesplorata e inesplicabile, e prenderla come un dono di Dio, senza farci troppe domande, consapevoli, come i filosofi medievali, che la mente umana, con la sua razionalità, non può arrivare a comprendere tutto, e che deve, a un certo punto, deporre le armi e arrendersi alla semplice e pura Contemplazione.

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~ di cocochanel su luglio 6, 2008.

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