Adesso mi metto anch’io a fare recensioni di eventi, poiché nel mio entourage fa figo.

Per chi non è di Bologna, ora lo spiego: la “par tòt parata” (vuol dire “per tutti” in bolognese) è una specie di festa-manifesta-ambulante: tutti si vestono da qualcosa (clown, gheisha, orso, folletto, dandy anni Trenta ecc.) e ci vanno; quasi tutti hanno la faccia dipinta con colori sgargianti. Se sai suonare, suoni. Se sai recitare, reciti, se ti va di fare il cazzone fai il cazzone.

Poi ci sono molti gruppi che, dopo aver lavorato un anno intero in laboratori organizzati da varie associazioni in città, si “esibiscono”: per esempio un’enorme “banda” di 50/60 persone che suonava samba, preceduta da altrettanti ballerini (home-made, per dire la verità); oppure i carri a tema.

Una sorta di carnevale, insomma.

Colorato, rumoroso, gioioso. Sorrisi a non finire, un’onda travolgente che irrompe per le strade della città, nel tramonto meraviglioso di una giornata assolata e calda.

Gli anziani, sorridendo, chiedono “Perchè manifestate?” “Signora, è una festa!” “E cosa festeggiate?” “Festeggiamo che siamo belli!”: piccoli quadretti di felice convivenza.

Tra le idee più originali di ieri, un piccolo carro dedicato alla paura: tre ragazzi con mantelli neri che portano in sfilata un pannello con centiania post-it ognuno dedicato a una paura diversa: la paura degli altri, la paura di essere felici, la paura di guardare oltre ecc. Tu andavi lì, sceglievi quello che ti si addiceva di più e te lo appiccicavi addosso. Meraviglioso, no?

Oppure, fantastica, la gheisha che, da sola, camminava controcorrente con aria sognante e sbigottita sventolando il suo ventaglio. Ogni tanto, qualche sconosciuto ti abbraccia e ti sorride, o qualcuno ti chiede se sei sano e puoi rollargli la sigaretta perchè da solo/sola non ci riesce. Tutti camminano e ballano felici sui ritmi sudamericani, balcanici, africani, sui ritmi del cuore e dell’estete che arriva, in un vortice di gonne variopinte e zaini che saltellano…Ah, la par tòt…!

Considerato quanto di cui sopra, non si può che dire:

I FRICCHETTONI HANNO ROTTO IL CAZZO!

Aggiungerei che:

1) I carri della Festa dell’Uva di Borgomanero (Novara) sono di qualità di gran lunga superiore, nonostante siano autoprodotti da nonne annoiate, casalinghe frustrate e mariti con la passione del bricolage.

2) Io avevo addosso, in totale, € 12 di abbigliamento. Il fricchettoname gironzolante, invece, come acutamente notava la mia carissima e bentornata dall’Olanda e benvenutissima amica S*, era vestito praticamente sempre con la collezione primavera/estate 2008 di H&M (i banchetti dell’usato sono diventati troppo impegnativi da spulciare, coi ritmi sfrenati dell’odierna vita metropolitana), più svariati chilogrammi di argento appeso alle orecchie e al collo, scarpe artigianali da 80 € al paio e zaini fabbricati da note multinazionali.

3) Ho visto più macchine fotografiche da 1.500 € ieri che in tutto il resto della vita: appena c’era uno qualunque con la faccia dipinta e un giro di tulle attorno alla vita che si buttava per terra insieme ad altri due o tre per fare la “performance”, subito arrivava un nugolo di giovani promesse della fotografia ad accerchiare il gruppetto: nemmeno a Cannes, cazzo. Non che mancassero i soggetti interessanti, con millemila persone in manifestazione: un fotografo munito di coglioni e di compatta da 50 € ci avrebbe comunque tirato fuori un servizio della madonna.

[A proposito di performers, ho anche trovato una mia ex-coinquilina arrampicata su un palo che faceva grrr con le unghie: era un po’ di tempo che non la incontravo, mi ha fatto piacere.]

4) Nonostante l’onda travolgente di sorrisi e scherzi, tutti i performers, in realtà, si prendevano mooooooolto sul serio. Più o meno non c’era un briciolo di autoironia da nessuna parte. Tutti ordinatamente disordinati e ribelli, tutti serissimamente “artisti”.

5) Comunque, non che non mi sia divertita: ero pervasa da un taciturno spirito d’osservazione alla fine positivo, e da un placido buonumore dovuto a una sigarettina che ho fumato prima di uscire, e la gente con cui ho partecipato alla Par Tòt era molto piacevole, quindi ho fatto quattro chiacchiere con molto gaudio. Inoltre, devo ammettere che una cosa del genere, a diciassette anni, sarebbe stata il mio sogno e vi avrei sguazzato felice con somma soddisfazione.

Nonostante ciò, si può dire che più o meno dappertutto trovo qualcosa di positivo, e sono contentissima che cose del genere possano realizzarsi: la libera espressione è un valore meraviglioso, e quei quattro vecchi incartapecoriti dei “comitati anti-” (antirumore, antidegrado, eccetera) possono anche sopportare una volta all’anno una manifestazione che tutto sommato non dà fastidio a nessuno, composta di gente educata (a parte qualche lattina qua e là, tutta l’immondizia era rigorosamente gettata nei cestini della spazzatura, e nonostante la fattanza generale non si sono visti i famigerati e pericolosisssssssimi cocci di vetro). In più, qualche gruppo era davvero notevole: i musicisti di samba, per esempio, erano davvero bravissimi.

Però che palle, con ‘sti bonghi.

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~ di cocochanel su giugno 22, 2008.

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