Into the wild

Per essere “into the wild”, in pochi lo sanno perchè in pochi ci hanno provato, basta essere a un paio di chilometri dalla “civiltà”. Forse meno.

Questa notte, malinconinco-entusiasta revival adolescenziale, in riva al fiume, nemmeno c’è la luna -solo una luce arancione proveniente dalla “città”-.

Lui, che i percorsi della esistenza non hanno mai fatto incrociare con un rivolo d’acqua che pure era così vicino, si stupisce che B* possa fare una luce così invadente. “E’ Malpensa”, dice incredulo. Non lo è.

Poco dopo, io curiosa di vedere se c’è un accesso al fiume, lungo il sentiero, più in là: non c’è; le piogge e l’incuria hanno creato una barriera vegetale invalicabile tra il sentiero e i bordi del corso d’acqua. Torniamo indietro, a fumare una sigaretta nell’unico punto possibile; ma prima, lui: “Se non fossi con te, avrei paura adesso”: la mia parte lupesca, quella un po’ selvatica, si gonfia d’orgoglio. Si ripensa un poco anche a Pavese. E’ il mio elemento naturale, questo. Uno dei miei elementi naturali, almeno. Sono ancora di casa, dopo tanti anni. Il bosco di notte. Gli Dèi hanno voluto che ne facessi esperienza, in molte sere confuse di una tenera età, costretti dalla provincia e da un diktat, cui noi “giovani ribelli” dicevamo “no”, che ci voleva ordinati bevitori di cocktails colorati in altrettanti colorati locali. Gli sbuffi di fumo di allora erano quelli della marijhuana “buona”, “la ganja che adesso non la trovi più nemmeno se piangi”; quelli di stasera, sono gli sbuffi di una modesta sigaretta corollario di una serata modesta (domani è lunedì).

Appena appena, anche senza la luna, si scorge il sentiero più chiaro dinanzi ai nostri piedi. Il silenzio intorno. Mille ricordi tra i quindici e diciannove anni.

C’è da avere paura delle ragnatele, di certe bestie in questa stagione. Solo di quelle.

Chi non c’è mai stato, non può capire: il tramestìo ostinato dell’acqua -così forte dopo tutta questa pioggia, e così largo il fiume, dove prima si passava a piedi- e le fronde nere che ci si piegano sopra, e i sassi traslucidi e la pace assoluta. Non un rumore, se non gli sbuffi del fumo. E un odore che non definiresti se non “verde”. L’odore della terra, e delle foglie bagnate.

L’ultima sigaretta prima di andare a nanna, qui.

Qui qualunque cosa diurna sembra priva di senso, qualunque fatto si ritira modesto nella sua dimensione, senza ingigantirsi. Qui dove ogni cosa, per qualche minuto, sembra possibile. Qui dove è accaduto tanto e niente, qui dove -chi se lo ricorderà?- hai passato tante sere della tua prima giovinezza.

Un pensiero, per un attimo, va a chi non c’è, qui; se gli Dèi vorranno, ci si tornerà. L’estate è ancora lunga, e si spera in serate illuminate dalla luna, dal clima più mite.

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~ di cocochanel su giugno 15, 2008.

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