Cavalier dalla lucida pelata

Sonetto alla maniera petrarchesca;

Metro: endecasillabi (rime: ABBA ABBA CDC CDC)

.

Cavalier dalla lucida pelata,

che coraggioso guidi le tue genti,

non ti curar dei Rossi delinquenti

che sputano calunnie, gente ingrata!

.

Ier l’altro un’altra bimba hanno mangiata:

bramando carne fresca sotto i denti

di notte, di nascosto, i malviventi

la pargoletta mano han cucinata.

.

Combatti la congiura bolscevica!

Francia, Germania, Regno Unito e Spagna

Hanno la toga rossa per amica.

.

Senza paura falcia quest’ortica

Estirpala, dal mare alla montagna

E il mondo loderà la tua fatica.

.

Commento (a cura di Nataetto S’Impegni):

Il componimento, da ascriversi al periodo 1350-52 circa, si riferisce a un non ben identificato Cavaliere. Quasi tutti i critici, comunque, sono oggi concordi nel riconoscere nel personaggio un ricco commerciante di Mediolanum, Baerlus Silviusconis, che aveva fatto rapidamente fortuna edificando numerosi villaggi grazie al denaro trafugato illecitamente dal padre, un importante banchiere vicino alla potente casta di Muratori Costruttori di Cattedrali (detti anche Massoni). L’ingente quantità di denaro accumulata in poco tempo aveva poi permesso al commerciante di entrare nelle grazie del perfido Principe Craxium che, alcuni anni dopo, essendosi inimicato i sudditi a causa della sua cattiva amministrazione, gli aveva affidato il controllo dei suoi vasti possedimenti, fuggendo a sud a bordo di una nave mercantile e arrivando addirittura alle coste dell’Africa settentrionale. Il popolo, però, si era presto ribellato al mal governo del Cavaliere, specialmente una fazione di cui si sa poco, detta “dei bolscevichi” (termine derivante, forse, dall’epiteto dispregiativo dantesco “bolgie”, trasformatosi poi, nel dialetto locale, in “bolscie”). Oltre ai Bolscevichi (altrimenti detti “Rossi” a causa del fatto che quasi tutti gli individui appartenenti a questa fazione politica lavoravano come operai a giornata nelle tintorie che coloravano di porpora le preziose stoffe per i ricchi signorotti della città), il Cavaliere si era inimicato i sovrani delle attuali Francia, Germania, Inghilterra e Spagna che lo consideravano un incapace manipolatore nonché lo disprezzavano per la grettezza dei suoi modi, da homo novus della politica, un non-nobile che era riuscito ad impadronirsi del potere.

Dell’autrice del sonetto si sa molto poco, ma il carattere celebrativo dell’opera fa supporre che si tratti di una compositrice nota sotto lo pseudonimio maschile di Cato Uticensis, operante alla corte del Cavaliere in quegli anni. Le uniche notizie sulla poetessa derivano da un codice ora conservato alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna: la fonte, d’altronde poco affidabile per la mancanza di ulteriori riscontri, è un anonimo cronista del tempo, che tramanda che la Uticensis fosse in realtà una studentessa alla prestigiosa Università di Bologna, vicina al gruppo dei Goliardi ma anche a quello dei Bolscevchi (i Goliardi, vagando da un’osteria all’altra ogni sera, erano infatti strettamente a contatto con gli ambienti popolari). L’autrice del componimento si sarebbe trasferita poi a Mediolanum per diventare poetessa alla corte del Cavaliere. L’anonimo cronista, citando altri storici dell’epoca, la mette poi in relazione con una rivolta di contadini e braccianti avvenuta verso il 1355, che provocò la distruzione del castello del Cavaliere e il suo definitivo, volontario esilio in un remoto paesino siciliano, a casa di un ricco proprietario terriero, un certo Bernardus Provenzanus. La Uticensis sarebbe stata quindi un’abile doppiogiochista, che si era avvicinata agli ambienti cortigiani del Silviusconis per studiarne i punti deboli e organizzare segretamente la rivolta popolare, grazie anche all’aiuto di vecchi amici Goliardi bolognesi.

Ma, come abbiamo già ricordato sopra, queste notizie biografiche sull’autrice non sono confermate da nessun’altra fonte, e la figura di Cato Uticensis rimane ancora oggi avvolta da un fitto mistero.

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Questa poesia, scritta da me stessa medesima (si riconosce lo stile imbecille che caratterizza i miei componimenti) è stata pubblicata da L’Unità nel 2001, il giorno prima delle elezioni (e mi è costata una terribile scenata in classe, davanti a tutti, da parte della mia insegnante di italiano, nonchè la definitiva e ineliminabile etichetta di “comunista” per l’anno e mezzo che mi restava al liceo; potrete immaginare come la cosa possa aver causato indicibili sofferenze alla mia coscienza socialista, ma non sono mai riuscita a far comprendere la differenza agli estimatori del Partito Azzurro, cui la parola “comunista” era stata insegnata solo qualche settimana prima dal tg5, e che naturalmente non avevano la minima idea dei fatti storici occorsi dal 5000 a.C. alla contemporaneità).

Visto che da allora non è cambiato nulla, ho pensato che la poesia potesse essere ancora “attuale” (d’altronde ogni opera d’arte lo è sempre) e l’ho pubblicata qui.

Sottolineo che le note sono state aggiunte in un secondo momento (prima dell’arresto di Provenzano), e che ho dichiarato “bolscevica” la poetessa perchè non avrei avuto la possibilità di creare un equivalente falso di evoluzione linguistica (bolgie-bolscie) a partire dalla parola “socialista”, ma questo non significa che le mie idee siano cambiate e il fatto non va interpretato come una dichiarazione di cambio di rotta, non allarmatevi, non mi metterò a vagheggiare dittature del proletariato eccetera (sapete che il mio eroe rimane Zapatero).

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Riporto qui il link a uno strano blog ignoran-filo-destrorso, l’ho trovato per caso ma è talmente pieno di errori di grammatica e ortografia che mi è venuto il dubbio che in realtà possa essere una specie di divertissement segreto di Marcello Veneziani o roba del genere. L’autore, che scrive sempre in maiuscoletto, scrive cose quali: “CI SONO I VINTI E Cè IL VINCITORE”, oppure: “PREGO A TUTTI I CITTADINI DEI PAESI LIMITROFI A PARTECIPARE. PER DIRE NO! GRAZIE AI STAFILOCOC GRATUITI CHE CI FATE RECAPITARE FIN DENTRO CASA PER VIA AEREA. NON VOGLIAMO RESPIRARE PIù IL VOSTRO LETTAME. SE NON SEI DELLA ZONA. SEI PREGATO DI LASCIARE UN TUO COMMENTO DI DISSENZO A QUESTA STRAGGE DEGL’INNOCCENTI. GRAZIE”, o ancora: “NEGLI SPAZI DI TENPO LIBBERO FACEVA VOLONTARIATO ALL’INTERNO DELLA COOP DI PEGOGNAGA (SUA CITTA NATALE). AIUTANTO ANZIANI E DISABBILI, SIA AL CONVEZZIONAMENTO DEI SACCHETTI DELLLA SPESA CHE AL TRASPORTO FINO ALLE LORO AUTO”.

Guardateci, ditemi:

gonzagainpiazza

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Buona giornata, buona settimana, buon mese, buon anno, buon quinquennio, fornitevi di abbondante vaselina.

A presto, Gentili Utenti.


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~ di cocochanel su aprile 19, 2008.

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