Punti di vista

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Il protagonista del romanzo che sto leggendo, che parla in prima persona, dice solo a metà romanzo di essere nero.

E sì, non me l’aspettavo. Sì, non avevo neanche preso in considerazione l’ipotesi.

Nelle righe successive, il protagonista si prende giuoco del lettore boccalone.

Qui storco il naso. A parte il fatto che in questo punto l’autore sembra sbalzare fuori dalle pagine del libro, quasi annullando, obliterando il personaggio, tanto è orgoglioso della sua trovata; a parte questo no, non mi sento in colpa.

Non mi sento in colpa apposta perchè sono cresciuta nutrita di idee di sinistra, antirazziste, antimperialiste, politically correct. E’ su questo tipo di retroterra che tu, autore, intendi fare leva per scatenare indicibili tormenti interiori e crisi di coscienza politiche. Se noi lettori non fossimo dei buoni samaritani democratici, o socialisti, o liberal, fedeli alla linea, non ci sfiorerebbe nemmeno l’idea di sentirci in colpa.

Ma io non ci casco!

Io non mi sento in colpa perchè è un principio noto alla psicologia e all’antropologia il fatto che ogni individuo o gruppo tenda sempre a immaginare -o a leggere- l’altro a sua immagine e somiglianza, come dimostra per esempio l’iconografia di Cristo, passato da giovane imberbe durante gli ultimi orgogliosi rantoli di vita di una Roma morente (dove ancora era costume radersi regolarmente) a uomo barbuto nel giro di due secoli, quando gli umori dei villosi e possenti Barbari si erano ormai indissolubilmente mescolati a quelli dei Latini (e quando ormai erano solo loro ad averci i soldi per commissionare mosaici e sculture a destra e a manca).

Sarebbe molto più grave, diciamo, se io fossi nera e mi fossi immaginata il protagonista bianco. Ma anche lì, non sarei che il risultato di precise contingenze culturali e sociali. E comunque, siccome il problema non si pone, perchè non sono nera, ribadisco quanto affermato sopra.

A parte questo, il romanzo che sto leggendo è uno dei più belli che mi siano capitati tra le mani negli ultimi anni. Ma il mio spirito di criticona polemica (una volta, al liceo, ci fu qualcuno che disse che avrei dovuto essere bruciata sul rogo) mi spinge a criticare le uniche due righe dell’opera che non mi abbiano pienamente convinta. Ho aggiunto “pienamente” perchè in parte, sì, ne sono stata colpita. Bisogna riconoscere che è una trovata interessante, e comunque è sicuramente più facile scrivere di un libro che scrivere un libro.

Il romanzo che sto leggendo è uno dei più nuovi, freschi, originali, raffinati, acuti, colti e divertenti che mi siano capitati tra le mani negli ultimi anni. Ed è forse un po’ lo specchio della mente di chi me l’ha regalato, che mi sembra di riconoscere, di tanto in tanto, tra una riga e l’altra.

Se mi gira, un giorno, vi dico il titolo. Sapete com’è, il contesto socioantropologico in cui sono cresciuta mi impone di essere capricciosa, in quanto femmina. Provate a indovinare. O chiedete, e vi sarà dato.

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~ di cocochanel su marzo 20, 2008.

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