Milano, un weekend

Non c’è niente da fare: Milano è sempre Milano. Specialmente in inverno.

Ci hai passato talmente tanti pomeriggi quindicenni, sedicenni, diciassettenni, che andarci è tutte le volte un po’ come tornare a casa. Forse non l’amavi, e non l’ami nemmeno ora, ma casa è casa, è così com’è. Per anni, Milano ti ha vista arrivare ogni sacrosanto sabato pomeriggio con i tuoi jeans a zampa d’elefante, dalla profondaprovincia, quando si cercava di confondersi con gli autoctoni –sguardosicuro, passoveloce-, e ti vede tornare ora, che Senigallia l’hanno spostata, con tutti i suoi incensi e le sue camicie indiane e le sue sciarpe colorate, e non è più lì dov’era prima.

Ora che i navigli sono di nuovo pieni d’acqua, ci passeggi con un amico: anche lui ha visto i tuoi diciassette anni.

Stessi posti, stesse strade, stesse –inconfondibili- architetture, diversi l’animo, le aspettative, le cose di cui si conversa; e lo sguardo un po’ più addolcito, e il passo non più così smanioso d’essere veloce e sicuro.

Con qualche anno in più dietro alle spalle, e la città spogliata del fascino esotico di metropoli gigantesca e misteriosa, torni negli stessi luoghi di allora, e l’inesorabile stampo degli studi umanistici, che nel frattempo ha dato la forma al tuo cervello, ti spinge a bizzarre e inutili riflessioni –è l’art pour l’art della mente- che attraversano in avanti e all’indietro tutto il tempo che è passato: per esempio saresti curiosa di vedere, se si potesse, le tue orme, i punti in cui hai appoggiato i piedi, camminando, quando eri adolescente; per esempio, ti sembra di vivere dentro alla scena di un film che avresti potuto immaginare, anche allora [avresti potuto immaginare, nel tuo futuro, una cosa simile, di andare a trovare un vecchio amico che, finito il liceo, sarebbe andato ad abitare a Milano]; ma che allora era in potenza, e adesso è in atto: avresti potuto immaginare una circostanza del genere, ma non sapevi nulla, e non ti aspettavi niente, di come saresti stata dieci anni dopo. E invece ora lo sai. Cosa è cambiato? Qual è il senso –o il piacere- di saperlo? Nessuno: è l’art pour l’art della mente, come si diceva prima, e si scioglie e si perde piacevolmente tra le chiacchiere e la bruma serale.

Calore e ottima musica, un lettino tutto per me con le lenzuola fresche. Prepariamo le lasagne, tra un sorso di vino e l’altro, gli Apparat on air. Sono contenta di essere qui. Di cambiare un po’ aria, anche.

Sono queste, ragazzi, le cose che scaldano il cuore.

 

 

 

 

 

 

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~ di cocochanel su gennaio 20, 2008.

3 Risposte to “Milano, un weekend”

  1. sei stata a milano e non hai detto nulla?!? 😦 buuu

  2. comunque potevi essere solo tu a farmi rivivere la sensazione alla renato pozzetto in città (solo un po’ più frikkettone, ma sempre straniato e provinciale) che si provava nei pomerriggi milanesi… treno direttamente dopo la scuola. e il sabato si finiva a mezzogiorno. baci mich

  3. Grazie Sara…bei ricordi dei tempi andati, no?

    E…Edo…ho fatto una toccata e fuga…la prossima volta, sicuro, ti avviso (e comunque, effettivamente, non ho scusanti: un colpo di telefono potevo anche farlo..)!

    Baci e rispetti

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