Strange Noah

Devo trovare i cacciatori. Devo trovarli per tornare a casa. Non mi piace essere qui con loro, ma casa è troppo lontana, e se non torno alla nave sarò sola, e senza un soldo, in India.

Penso che non vedrò gli animali. Quelli che hanno ucciso. E questo pensiero mi consola. O forse, li vedrò già morti, ma non li avrò guardati morire.

Corro su una strada sterrata per raggiungere in tempo la spiaggia. La nostra nave non è in un porto, è appoggiata, un po’ di lato, sulla sabbia. La nostra enorme nave tanto simile a quella su cui immagineresti Noè.

Angoscia, e terrore, e polvere sollevata dai piedi veloci. Che ci faccio qui, perchè ho accettato questo compromesso. Le povere illusioni di qualche istante fa non consolano più per niente. Mentre corro ho il terrore di ciò che potrei vedere.

E arriva, dietro di me, un’auto. Mi sposto un po’ di lato, sul ciglio della strada. Guardo passare il grande fuoristrada. Traina un carro. Passa veloce, guardo dentro al cassone, aperto. Ci sono tre orsi, vivi. Vivi. Sono ancora vivi. So che la macchina è la loro, vanno verso la spiaggia. Perchè vivi? Forse li uccideranno una volta arrivati. Almeno non li vedrò morire.

Poi guardo meglio. Si muovono ancora, ma sono in una pozza di sangue. Gli hanno sparato alle zampe, per non rovinare la pelliccia. Moriranno dissanguati, ma la pelliccia sarà lucida e perfetta, per venderla.

Qualcosa di nero e terribile mi consuma il petto risucchiandolo dall’interno. Non riesco nemmeno a piangere. E corro, verso quelli che hanno sparato alle zampe agli orsi, e adesso li trasportano come spazzatura in un carro attaccato al fuoristrada. Ma sono la mia unica speranza di tornare a casa, che mi piaccia o no, devo volare alla nave.

Cuore in gola, fiatone, piedi sporchi, arrivo alla spiaggia, vedo la grande imbarcazione che mi sovrasta. La sua ombra è lunga, sopra di me. Il tramonto mi acceca, riflettendosi sull’acqua del mare. Nettuno inghiotte Helios, e il rumore delle onde è fortissimo, in questa luce arancione, e la sabbia è fine fine e lucida quando le onde si ritirano.

Ad aggiungere rumore al rumore, arriva correndo come una furia uno gnu. Scoppi di proiettili. Dev’essere scappato, e stanno cercando di ucciderlo. Entra in acqua galoppando con gli occhi fuori dalle orbite, terrorizzato, impazzito. Ma subito vira e torna indietro, verso la riva, muggendo terribilmente, ancora più atterrito (alti schizzi in controluce si sollevano al suo passaggio): qualcosa che ha visto lo spinge additrittura a tornare verso i fucili che lo inseguono.

Guardo meglio nell’acqua, ma ho il sole, morente, negli occhi, e le onde rimescolano tutto. A un tratto, però, emerge qualcosa. Sembra una spalla, è enorme. Un gigantesco animale si lascia intravedere tra le onde. Appena la schiuma si dirada, distinguo particolari sempre più numerosi di una scena agghiacciante.

Uno. E’ una spalla.

Due. Di un animale molto grande.

Tre. Sembra un altro gnu, forse è per questo che il primo è scappato. Come le mucche al macello, che lo sanno benissimo che fine faranno quando si mettono in fila, goffe e scalpitanti, verso il loro inesorabile proiettile nella tempia.

Quattro. E’ un animale scuoiato.

Cinque. Non è uno gnu, è una tigre, ed è ancora viva.

Sei. E’ scuoiata e viva e, senza più la pelle, è stata gettata nell’acqua salata, e l’acqua è piena di sangue.

Sette. D’improvviso grida un ruggito così forte e diperato e ultimo che rimbomba per tutto il cielo. Rimbomba sul mare, sul sole ormai quasi scomparso, sulla sabbia, e dentro di me, dentro di me, mille volte, quel ruggito, accompagnato dall’ultimo fievole tentativo di alzare la sua testa sanguinante mezza affogata dalla schiuma delle onde.

Io vorrei gridare ma non ci riesco. Non riesco nemmeno a piangere. Resto lì, a guardare ancora, e Dio sa quanto mi stia strappando le interiora una forza nera e terribile che mi consuma dall’interno.

——————

Eppure non si direbbe.

Eppure, durante il giorno, mi sembra di stare bene.

E poi, invece, di notte, arrivano queste cose qua.

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~ di cocochanel su novembre 20, 2007.

2 Risposte to “Strange Noah”

  1. che ti succede piccola mich? deliri alcoolici? stai tranquilla che a breve sarai a groningen sorella… non vedo l’ora!

  2. Macchè deliri alcolici, mia cara…. Purtroppo questa è la lucida realtà dei fatti di un sonno qualunque di una giornata qualsiasi senza precedente sbronza…

    O forse, se volessimo collegare il mio malessere onirico con l’alcol, direi che esso potrebbe essere il risultato, e questa è forse un’ipotesi peggiore, di un delirio cronico e incurabile dovuto al mio cattivo stile di vita dai diciassette anni ad ora.

    Comunque anch’io non vedo l’ora di essere in Olanda…in tanti mi dicono che avrei bisogno di una vacanza…E poi mi manchi!

    Baci mille,

    Coco

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