Riassuntino

Bene. Tanto per fare un riassuntino.

1) La luce dell’estate se n’è definitivamente andata per i prossimi cinque mesi, e io sono entrata nel solito mood invernale di disperazione nera ogni volta che esco di casa e sento questo maledetto freddo, a cui non so rassagnarmi (nonostante sia ormai il ventiquattresimo anno che assisto al misterioso fenomeno detto “avvicendarsi delle stagioni”). Il pensiero che in altre parti del mondo sia estate mi fa diventare matta; lo stesso dicasi per la consapevolezza del fatto che esistano parti del pianeta in cui non si scende mai sotto i trenta gradi. Il pensiero che in altre parti del mondo esistano l’Alaska e la Siberia, invece, non mi consola per niente. Non me ne frega un cazzo. Odio il freddo, e sarò costretta a subirlo per il ventiquattresimo anno consecutivo.

2) Faccio la prof alle medie, non si sa fino a quando. I cinni mi chiamano “prof” e mi danno del lei. I genitori mi scambiano per un’allieva (me l’aveva detto la mamma, quando ho iniziato a fumare, che il fumo blocca la crescita; e infatti sono rimasta della stessa statura che avevo in terza media e anche con le stesse tette, e questo è il risultato). Uno dei bidelli ci prova. La maggioranza dei miei amici, di proverbiale delicatezza, nel ricevere la bella notizia del nobile impiego, senza nemmeno chiedere “come ti trovi?”, “come hai avuto il lavoro?”, eccetera, si è subito abbandonata a commenti adorabili quali: “oh, ma lo sai vero che i cinni si ammazzaranno di seghe!”; oppure: “davvero? beh, avrai sulle spalle centinaia di seghette dei ragazzini!”; o ancora: “a quell’età sai cosa pensano quando vedono una prof giovane, lo sai? Mica alla letteratura o alla matematica”.

Beh, grazie amici. Vi voglio bene anche così, ruvidi e sinceri. Vi voglio bene per questo, forse. Vecchi schifosi porci canaglie senza scrupoli.

3) Non c’è niente da fare, il bradipismo è più forte di me. La fottuta calma flemmatica e irritante resiste a ogni genere di tempesta. Cioè, non è che non stia mai male. Ma anche quando sto male, lo sono in un modo bradipesco. La settimana scorsa, per qualche giorno, si è creduto che potessimo esserci tutti beccati la meningite (che, comunque, non si attacca a terzi a quanto pare; cioè devi essere stato a contatto con “il focolaio primario, come dicono i medici”; ma il fatto che sia qui a scriverlo garantisce che non sono affetta da alcuna malattia mortale e che, quindi, potete continuare a scroccarmi da bere sorbendo lieti il prosecco dal mio bicchiere); ebbene. Parapiglia, agitazione, e invece a me mi veniva solo un sorrisetto scemo. Al limite, mi dispiaceva un po’ per i miei. Niente da fare. Nemmeno quando si profila la possibilità di crepare. Di fronte agli eventi ineluttabili, il bradipo prevale, sempre e comunque. Mollemente sdraiato sul ramo dell’albero, dice: “beh, tanto non puoi farci niente”. Che poi è vero, però a volte mi sembra che quelli che in certe occasioni si agitano di più vivano di più, in qualche modo. Quelli meno razionali.

Ad ogni modo, pensare alla morte, ogni tanto, fa bene. Ti permette di fare un po’ il punto della situazione, in un certo senso. Solo che, si diceva, il bradipismo mi impedisce di disperarmi. Ho scoperto, insomma, che ho un punto di vista abbastanza socratico sulla cosa: se sei morto, come puoi rimpiangere di non aver fatto alcune cose (tipo non essere mai stata in Sudamerica), o rammaricarti di averne fatte altre (tipo aver creduto in Cofferati quando si è candidato a sindaco)? Sei morto e basta. Per quanto riguarda questa questione, sono contenta che mia madre mi abbia cresciuta nei saldi valori del Socialismo (no, non quello di Craxi, quello vero), e mio padre nei saldi valori del Bar. Appartenere a una religione è scomodo, quando pensi che forse crepi. Ci sono tutte quelle cose tipo: due diversi generi di Aldilà; un tizio con la barba che ti chiede conto di che cazzo hai combinato nella vita; Brunetto Latini che non vede l’ora di incularti a sangue; e altre amenità simili.

Poco fa, invece, ho letto un bellissimo post a proposito di questo argomento, sul blog di un coltissimo, dotatissimo scrittore, maniaco sessuale, professore di trent’anni (che poi maniaco secondo me non è, solo ha la faccia tosta di scrivere davvero tutto quel che gli passa per la testa, dalle riflessioni sul marxismo, sulla morte e sulla filosofia, a quelle sulla ruga tra le chiappe della sua collega di italiano). Lui la pensa in maniera differente. Dice che dispiace l’idea di morire non perchè la vita sia bella, ma perchè fa schifo, perchè rimandiamo sempre a un indeterminato “poi” il momento di vivere davvero: quando avrò i soldi, quando sarò fidanzato, quando scoperò, quando mi sarò comprato il televisore da duemila pollici – cinquemila di cilindrata – turbo diesel – che ti fa anche le pippe, eccetera. Beh, il mondo è bello perchè è vario. I blog sono belli perchè si può entrare nei cervelli delle persone. Se questi cervelli sono dotati di un’intelligenza fine, è ancora meglio.

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Passatevela bene, fratelli.

P.S.: adesso potete togliere le mani dai rispettivi Illustrissimi Pacchi: ho finito di parlare di morte.

Morte!

Ah-haaaa!!!!!!!!!!

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~ di cocochanel su ottobre 27, 2007.

Una Risposta to “Riassuntino”

  1. vedi che lo leggo il tuo blog brutta zocolaccia! son tornata in olanda, e una delle prime cose che ho fatto dopo aver ritirato mezzo chilo di gorgonzola nel mio già profumatissimo frigorifero (per la gioia dei tre poveretti che lo dividono con me…c’è il basco che mi ha lanciato uno sguardo che prometteva morte e vendetta) è stata guardare il tuo ultimo post (si chiamano così, vero?).
    vieni a trovarmi presto cara… lo so che è avventato dirti così dopo ciò che hai scritto sul freddo, ma ricordati che hai da conoscere i sudamericani che abitano con me, a buon intenditore poche parole! baci

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