Nel confessionale

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Cordiali Amici,

la sezione Letteratura di questo blog piange.

L’Autrice cercherà, in questo post, di porre rimedio alle spiacevoli mancanze degli ultimi mesi, con una canzone di quartine di endecasillabi e ottonari alternati, in rima ABBA.

Il componimento è stato scritto durante i primi anni di liceo, cioè diverse ere geologiche or sono, più o meno quando mi trovavo con Titiro a verseggiare, strimpellando una lira, mollemente abbandonata sotto l’ombra del faggio, fischiando di tanto in tanto per richiamare il gregge.

La poesiuola, quindi, risale a un periodo precedente la prima edizione del Grande Fratello, ai bei tempi in cui la parola “confessionale” non richiamava alla mente l’immagine di un pirla con il Q.I. di una zanzara che spara stronzate stagliato su uno sfondo rosso, ma solo l’immagine, forse altrettanto inquietante, di uno di quei bugigattoli che i Cattolici amano porre nelle navate laterali dei loro Templi, al fine di confessare i propri peccati a un tizio vestito con la gonna lunga, che si trova dall’altra parte di una grata in metallo.

Bene. Dopo questa introduzione, godeteVi la new entry (so che Vi starete strappando i capelli per la felicità, e so anche che erano numerose notti che non dormivate per il bruciante desiderio di leggere su questo blog un’altra valanga di cagate messe sotto forma di versi).

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Nel confessionale

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“Perdonate, Padre, perchè ho peccato.”

“Dimmi, figliola, ti ascolto.”

“Non parlo di me, ma d’uno sfrontato,

d’un pazzo, ahimè, d’uno stolto,

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che gira in Firenze tutto sudato,

un gran naso ha, è bianco in volto.

Mi cerca, m’insegue, è un assatanato,

sì ch’io il saluto gli ho tolto.

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Lui non desiste, mi scrive poesie,

pensate, è un uomo sposato!

Ei scrive di me tra le donne pie,

però a Gemma s’è maritato!

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Si dedicherà alle Filosofie

per il saluto negato;

le sue passioni vuol farle mie

ma teme al contempo il peccato.

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Per me ei è ricolmo di ammirazione:

crede, se non mi concedo,

ch’è fedeltà a mio marito cagione.”

“V’è altra cagione, vi chiedo?”

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“Un poco, padre, di certo ha ragione,

ma l’adulterio non nego,

Se è bello l’uomo, e non è uno straccione,

ma il folle, quando lo vedo,

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mi ispira ribrezzo, e non devozione!

Che brutto quel naso aquilino!

La bassa statura, grave affezione!

Balbetta come un cretino!

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Costui è per me una maledizione!”

“Come si chiama l’omino?”

“Dante, poeta la sua professione.”

“Ei nacque qui, è fiorentino?”

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“Nacque del Giglio, ma senza un quattrino.”

“Allor non temer, so un’indiscrezione:

Per lui l’esilio è vicino!

Amen, Beatrice, hai l’assoluzione.”

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[per la serie: checcazzo facevo in classe invece di ascoltare le lezioni su Dante….]

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~ di cocochanel su luglio 14, 2007.

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