Torno ora dal bar.

 

[Avvertenza: torno ora dal bar. Non sono poi così responsabile del contenuto di questo post, che potrebbe essere rimosso domattina, nel caso domattina mi facesse ribrezzo. Se vi fa schifo, pazienza: vorrà dire che il vino mi rende melensa e incapace di scrivere, ancora di più di quanto non lo sia da lucida.]

 

La musica è l’unica cosa sulla Terra in grado di darti davvero la misura del tempo che è passato. Ha il potere insieme magico e perverso di precipitarti in un angolino lontano a cui magari non pensavi da un po’. Solo quando riascolti quel pezzo che non sentivi da una vita ti rendi conto sul serio di quanti anni sono trascorsi da quando l’hai messo su l’ultima volta. [Quando succederà a sessant’anni, credo, sarà una tragedia. Già ora, sembra che il tempo scorra via dalle mani come sabbia. Figurati a sessant’anni, se ci arrivo.]

 

Lo sapevi anche prima, che da un certo episodio o un certo periodo della tua esistenza erano passati, ad esempio, sei mesi, o quattro anni, o cinque, o sette.

 

Poi una sera riascolti, per caso, In a bar under the sea dei Deus, e si materializza nella tua testa una specie di nastro cronologico (come quello dei sussidiari delle elementari, vi ricordate?) che ti dà il senso reale della quantità di giorni, mesi, fatti, persone, esperienze che si sono stratificati uno sull’altro da allora, come le pagine di un libro, come la pasta sfoglia.

 

La differenza è: sapere che in quel punto c’è un burrone, ma saperlo e basta, senza andare lì a vedere; e affacciarti al burrone, e guardarlo con i tuoi occhi.

 

Uuuh, ragazzi.

 

Dà i brividi.

 

Quanti chilometri ho macinato, in macchina, di notte, da sola, con i Deus in sottofondo. Con le luci delle case e delle strade che si riflettono, tremando un poco, sull’acqua del lago. Con le luci arancioni dei lampioni che sbattono ritmicamente, placide, sul parabrezza. Disappointed in the sun. Serpentine. Una curva dopo l’altra, e il buio, e l’aria dal finestrino: sigaretta tra due dita della sinistra e destra sul cambio, ché su queste strade, per fortuna, ed è quello il bello, si cambia spesso marcia. Sei così in sintonia con il modesto mezzo che ti sta sotto al culo che potresti quasi non schiacciare la frizione, è come se sapessi i giri del motore nonostante la musica sia alta, e tu non stia guardando il contagiri. Zitta e guida, in automatico, fino a quando non stai per addormentarti sul volante, e forse è ora di tornare a casa.

 

Oppure, sempre i Deus, questa volta si parla di Worst case scenario: Hotellounge. Quest’inverno. Mi ricordo poco. Solo un magmatico casino di luci e colori confusi dallo spritz. Luci colori e un po’ d’angoscia, o malinconia, sempre in sottofondo (e vorrei vedere, con tutti i guai che sono passati in convento; e che si fottano quelli che dicono che le sostanze psicotrope non dànno una mano in questi casi: aiutano eccome, parola).

 

Riascoltare Hotellounge adesso mi fa venire in mente un passo di Virgilio, che dice più o meno che è bello, dalla riva, osservare le navi che cercano di cavarsela in mezzo ad una tempesta: non perchè uno ci goda a vedere degli sfigati che cercano di non morire, ma perchè tu sai di essere in salvo, al sicuro. Apposta perchè sai cosa vuol dire trovarsi su quella nave, tu sei contento di non esserci più.

 

Concludendo –e sono di strettissima attualità-, due righe da Disappointed in the sun, appunto:

 

Circumstantial situations, now I know what people meant
Beware of the implications, God I’ve had enough of them

Decided to be brave and find a way
Just picking out a wave and slide away.

GodeteVi la notte, Signore e Signori.

 

Io me ne vado a letto, ché sarà anche il caso.

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~ di cocochanel su luglio 11, 2007.

Una Risposta to “Torno ora dal bar.”

  1. worst case scenario lo comprai a monaco di baviera in gita scolastica, forse perché ne avevo sentito parlare bene a Suoni e Ultrasuoni, forse. Era un album difficile a quel tempo, però, è stato importante. Saranno passati quasi 10 anni da quel giorno eppure mi sembra ieri, io tra le corsie di quel negozio di dischi che vengo colpito dalla bruttezza della copertina. ciao coco! torna presto!

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