Una delle cose dell’ultimo anno…

L’odore di cadavere è una di quelle cose che quando l’hai sentita non te la dimentichi più. La puzza di morto, credo, è uno dei confini tra l’infanzia e la vita adulta.

E’ un odore dolciastro, sempre più forte, sempre più nauseante.

All’inizio, la prima volta, non ti rendi conto che lo stai sentendo. Specie se fa caldo. Lo confondi con l’odore delle corone di fiori, o va a sapere cosa. Non ci fai caso, perchè intorno a te sta succedendo ben altro.

Poi d’improvviso ti arriva una zaffata così violenta che non puoi fare a meno di accorgerti che è una cosa nuova, una cosa che non hai mai sentito prima in vita tua.

E allora quell’odore comincia ad ossessionarti. Ti pare di percepirlo sempre più forte, sempre più denso, dappertutto, anche quando ti allontani. Ce l’hai stampato nelle narici. Ancora non lo sai, ma nei giorni e nei mesi a venire ti sembrerà di sentirlo ovunque, quando meno te l’aspetti, a letto, in autobus, al supermercato. Ti sembrerà che tutte le fottute saponette che compri, che hanno quell’odore dolce di fiori, puzzino di cadavere. Desidererai che qualcuno inventi shampoo, detersivi e sapone che sanno di vernice, di ammoniaca, di aceto, pur di non rischiare più di avere l’impressione di spalmarti addosso quella cosa.

Comunque, quella puzza infernale ti sbatte in faccia il fatto che davanti a te, in questo momento, c’è solo un mucchio di carne che marcisce piano piano.

Quell’ormai-oggetto che ti sta di fronte, poco prima, poche ore prima, era una persona, ti ha sorriso, ti ha salutato, ha abbassato un attimo gli occhi per la timidezza, magari.

Ora il cervello esce a grosse gocce dal naso, e bisogna asciugarlo con un fazzoletto, mentre ieri sera nessuno faceva caso al fatto che quell’essere umano fosse vivo. Ogni singola azione che compiva era data per scontata, era un atto dovuto. Mentre il suo cuore non smetteva di battere da più di cinquant’anni, mentre un muscolo pompava ininterrottamente sangue nelle sue vene e dava colore al suo viso, alla sua pelle, quella creatura si alzava presto la mattina, cucinava per tutti, lavava i piatti, accarezzava il gatto, vestendo abiti poveri, parlando con parole semplici.

E poi di colpo un povero corpo bianco steso sul pavimento. Con le labbra già quasi marroni. Sì, perchè le labbra sono le prime a dare forfait. Le labbra e le unghie. Come quando si va al mare, e si fa il bagno troppo a lungo. Lo si vede anche da vivi, pensa un po’. 

Arrivando, la prima cosa che ho visto sono stati i piedi, poi le gambe, poi il resto. Il primo pensiero: cazzo, è già bianca. Il secondo: forse è un’impressione, è la luce. Il terzo: forse ce la fanno a salvarla, questi del 118.

Invece, poche ore dopo era già rigida. E poi è tornata molle, perchè il rigor mortis non dura che un certo periodo. E intanto era finita la notte, era spuntato il sole, si era fatto giorno e poi pomeriggio. E intanto era arrivata una bara, e dei fiori, e parenti, parenti, parenti, conoscenti, vicini, tutto il cazzo di paese. Brusio incessante intorno alla bara, nel salotto, e quella puzza che monta.

Il casino vero è per chi non è sicuro che ci sia un Dio, o alcuni Dèi. Il vero casino è per chi è quasi convinto che quella persona non esista più, e basta.

E allora ti sembra tutto assurdo: un sacco di onori, una pompa incredibile, un rispetto e onorificenze pazzeschi per chi in vita sua non aveva forse mai goduto di tante attenzioni.

Lo fate ora, ora che biologicamente è uguale alla bistecca che c’è nel mio frigo. Lo fate ora, bastardi, e venite qui solo con la voglia di scandalizzarvi se non vi hanno salutati come meritavate, se non vi hanno stretto la mano con la dovuta convinzione. Un sacco di stronzi che non sanno neanche chi sono i figli e il marito della morta, e che se non sono tutti, lì davanti al cadavere, se uno per caso è al cesso che piange e bestemmia per i cazzi suoi, lo mandate a chiamare, perchè insomma avete attraversato il paese per venire fin qui, non siete andati al mare, oggi, per essere qui, e il minimo è che i padroni di casa vi salutino tutti quanti, al completo, e accettino le vostre merdosissime condoglianze.

Quella puzza che ti invade il cervello è una specie di droga. Avresti voglia, a tratti, di gettarti sulla bara e profanare il cadavere. Vorresti farlo perchè ti rendi conto che tutte queste menate sono inutili, che la realtà è che domani quel corpo sarà chiuso dietro ad un muro di cemento e mattoni -normalissimi cemento e mattoni, piazzati da normalissimi muratori sporchi di malta- e non tornerà mai più indietro.

Legno di rovere, manici in ottone, fiori a non finire, il vestito migliore per un mucchietto di carne e tendini che si vanno sfaldando.

Sei incazzata come una bestia, per questo. Speri fino all’ultimo che possa riaprire gli occhi all’improvviso. E quando non accade, e ti rendi conto di quanto è stupida la speranza, dato che la metà in basso del viso e le dita sono già diventate violacee, quasi nere, e quell’odore aumenta sempre di più, e si sta trasformando da dolciastro ad acre, pesante, acido e amaro insieme, beh, è precisamente questo il momento in cui avresti voglia di urlare e di gettarti sul cadavere, di rovesciare la bara, per dimostrare a tutti che quella non è più una persona.

Un minuto dopo, invece, sei assalita dall’orrore per quel che hai appena provato e pensato, e dalla pietà per quel corpo, da un senso di protezione disperato, come se dovessi difenderlo a costo della vita. 

E poi di nuovo, come una marea, quella rabbia cieca. E va avanti così, mentre l’odore aumenta, finchè arriva il momento che te ne stai andando dal cimitero dopo la funzione, e lì c’è solo il vuoto, e il sospetto che non dimenticherai mai quello che hai visto e sentito nelle ultime settantadue ore.

L’odore di cadavere è una di quelle cose che quando l’hai sentita non te la dimentichi più. La puzza di morto, credo, è uno dei confini tra l’infanzia e la vita adulta.

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~ di cocochanel su giugno 14, 2007.

Una Risposta to “Una delle cose dell’ultimo anno…”

  1. bello. sul serio, un bel pezzo. mi ricorda insieme ballard, burroughs, eugenides.
    mi piacciono soprattutto i pezzi in cui il discorso si stacca dalla situazione reale e diventa una specie di chiave di interpretazione del mondo.
    sembrano quei racconti neri di fine ottocento… molto violento, comunque. e molto potente.
    così ci piaci, deliziosamente perversa…

    ciao coco, a presto.

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