Terra e dintorni
[Alcune cosette random di questi giorni].
- E qual è il momento adatto per parlare di politica? Per Eluana bisogna fare silenzio di fronte alla Morte; per il terremoto in Abruzzo bisogna fare silenzio di fronte alla Tragedia. Morale: l’idea che sta passando, in background (da dietro, è proprio il caso di dirlo), da mesi, da anni, anche a sinistra, e che si diffonde come un cancro, è che bisogna tacere. Sempre. Perchè la tragedia è la tragedia. Come ti viene in mente, in un momento come questo, di parlare di appalti a ribasso, di cemento che è più sabbia che altro, di condoni su condoni su condoni che condannano a morte la gente, di leggi sull’edilizia antisismica puntualmente ignorate? Come ti viene in mente in un momento come questo di distogliere lo sguardo dalla polvere delle macerie e appuntarlo sulle giacche ancora nerissime e inamidate di chi sta più in alto e più a nord di un quarto piano crollato? Il pres.del.cons abbraccia in TV vecchiette smarrite che gli scoppiano a piangere sul virile petto. E’ questo l’atteggiamento giusto, you bet, man: come fai a non capirlo? Di fronte al Dolore, si tace, si consola, si abbraccia in silenzio chi piange disperato (telecamera a spalla, primo piano sulle lacrime): Maria de Filippi docet.
- Inesorabile e ineluttabile, si ripete ancora una volta il giuoco della parti. Si va in scena con le solite battute, si fanno domande di cui si conosce già la riposta, si sanno a memoria le reazioni che queste risposte susciteranno, si va via nel sole una mattina di aprile. Forza, stupitemi, Dèi. Prendetemi per un braccio e strattonatemi forte, afferratemi per i fianchi e portatemi da un’altra parte, dimostratemi che pecco di ubris supponendo già di poter prevedere l’inizio, lo svolgimento e la fine.
- Si riascoltano i Low e si rileggono i vecchi post del blog di un amico, storie che hai vissuto o di cui ti hanno parlato di persona, si osservano gli anni e i fatti passati che scorrono uno sull’altro -click dopo click-, trasfigurati nel seno delle Sacre Muse, e sì, fa uno strano effetto.
- L’occhialuto-occhioverduto giovane edicolante della Stazione di Bologna si ricorda di me, e tira fuori L’internazionale prima che glielo chieda. “L’ho tenuto apposta per te, è l’ultima copia…”, fa, col sorriso finto-solare/entusiasta/scherzoso/innocente. Niente di che, ma qualche punto in più d’autostima, che non fa male.
- Tornando ai pedemontani lidi, in treno, ogni anno me lo dimentico che in aprile trovo questo spettacolo, quindi ogni anno è una sorpresa: le risaie allagate, e il sole che ci si spalma sopra obliquo all’ora del tramonto, e le cascine antiche -di quelle col campanile e il cimitero- che sembrano isole in mezzo all’acqua. Abbacinante; pavesiano; toglie il fiato, per un attimo. Questo sì, che impone il silenzio.
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[e poi come un bruco il treno abbandona le risaie e scivola veloce dentro ai boschi, che rinverdiscono a partire dal basso, e viene quasi voglia di essere un cavallo per poter assaggiare tutto quel tenero].

concorodo pienamente. il finale kim ki-duk merita un BIG UP (!!)…
beijos
Fausto
Lusingata, signore. Come stai, bello? Ogni tanto ti immagino in Brasile a chiacchierare fitto fitto con qualcuno mentre ti scoli una cahipirina e mi prende un po’ d’invidia…
Ma prima o poi (fra tre mesi, o sbaglio?) ti ribeccherò dalle parti de Il Quartiere (leggasi Guerrazzi) e mi racconterai tutto.
Beijos a você!