Lettera aperta

•Novembre 19, 2009 • Lascia un Commento

Spett.li Aziende Orientate al Cliente con Punti Vendita in franchising,

l’unica ragione per cui il normale cliente sano di mente visita i vostri fottuti siti internet pesantissimi (tutti rigorosamente in flash, che ci mettono sei ore a caricare), è sapere quando minchia sono aperti i sopraddetti Punti Vendita in franchising. Gli orari, invece, puntualmente non ci sono. Mai.

Dopo centomila anni di approfonditi studi di marketing e milioni di euro spesi in statistiche, non avete ancora capito un cazzo.

Cordiali saluti,

Coco

Grazi-nger

•Novembre 7, 2009 • Lascia un Commento

Agora_Alejandro_Amenbar Grazinger

Un film da più di 50 milioni di euro. Fuori concorso a Cannes. Di Alejandro Amenabar (non, per dire, del fratello sfigato di Muccino -quello con la zeppola-). Con una gnocca del calibro di Rachel Weitsz. Nelle sale di tutto il mondo, traaaaaaaanneeeeeee…..l’Italia!

Indovinate un po’, da noi nessuno lo vuol distribuire.

Per colpa di chi, chi chi, chi, chicchicchirichì…..?

Siccome al momento mi trovo in un Paese normale, ho potuto vederlo. Bel film, fuori dagli stereotipi (nè vetero-storico-femminista; nè bianco-o-nero stylah, come purtroppo si vede spesso nelle pellicole ambientate nel tardoantico). Ovviamente sono entrata al cinema con l’idea di burlarmi di tutti gli errori storico/cultural/costumistici del caso, e invece devo dire che la secchiona petulante che è in me ha dovuto ammutolire, Amenabar è stato davvero bravino. Forse piacerebbe anche al professor Pesce.

Beh, se avete occasione procuratevelo.

Buona teocrazia a tutti. Ci vediamo quando torno, saluti da un posto normale.

Fila

•Ottobre 24, 2009 • Lascia un Commento

Aspetto l’autobus, nelle orecchie Ankle Injuries, stesso posto, stessi portici di sempre davanti, sempre notte, sempre buio. Oh, se me la ricordo, quella vacanza. Forse la migliore di sempre. Tanto perfetta che, nel momento stesso, sapevo che non sarebbe durato. Ancora non sapevo cosa, ma sapevo che una tale perfezione gli Dèi la danno una volta sola, ed è meglio prendersela, non sapevo cosa, ma poi ho saputo che avevo ragione, che una tale perfezione gli Dèi la danno una volta sola, e ho fatto bene a prendermela. E quei suoni, anche quelli perfetti. Minimi, e perfetti, io c’ero, lì, ad ascoltare Ankle Injuries dal vivo, in un’estate capitata per caso, in un punto x della Spagna, a sentire quei suoni minimi e perfetti, al posto giusto, chi è davvero artista non ha bisogno del barocco, gli basta tre colori e un pennello mal messo (bibliografia: chi ha voglia cerchi in questo stesso luogo del cyberspazio).

E tutto sa di vecchio, puzza di muffa, i pavimenti che calpesto, la sfacciataggine delle vetrine di lusso, alcune parti del mio passato, e questo malessere che c’è in giro. Tutti raccontano di nient’altro che problemi. Non si trova nemmeno più un posto da cameriere in nero il sabato sera, non si scopa, quando si scopa è peggio di prima, perchè non sono nient’altro che problemi. Tutti indecisi, stanchi, incerti, grigi, con l’indice sulle labbra e gli occhi che guardano in alto, il vecchio con la testa d’oro e i piedi d’argilla dell’Antico Testamento, le facce di creta, decrepite, di Svankmajer, il pus schifoso che trasuda da ogni poro di ogni corpo sociale, qui ed ora.

E anche ogni pagina che scrivo qui in questo blog, penso, è sempre più stanca, afflitta, inerme, immobile, indifferente.

Il confronto rende la daily life peggiore. Il confronto con un altrove, a poche centinaia di chilometri da qui, dove anche qualcosa è in declino, dove non c’è il paradiso, ma la normalità.

Qui le puttane di Berlusconi, il caso Marrazzo, la sinistra (che pure ha un deputato transgender) che chiede le dimissioni al Governatore, senza rendersi conto della differenza tra chi paga troie e voli di Stato coi soldi pubblici e chi scopa con chi desidera nel proprio appartamento. Dichiarazioni che si susseguono a ritmo incalzante, l’una annulla l’altra, l’irap tolto algli industriali, la vita privata di Marrazzo, le dimissioni o no di questo o quello.

Un sacco di volte, da brava geek, mi sono chiesta come dovesse essere la vita di un senatore della Roma del VI secolo. Ora, forse, lo immagino; una carica crepuscolare, svuotata di ogni significato, una vita spesa a far chiacchiere, ogni giorno e negli stessi luoghi (una cena in una villa in campagna, un confronto nel foro, due parole con un mercante appena venuto dall’Oriente) mentre la lingua e i gesti, e l’abbigliamento, e forse anche il modo di mangiare e di fare l’amore barbaro, stavano conquistando Roma.

Qui tramonta qualcosa.

Da anni, ci si chiede quand’è che andremo sotto Palazzo Chigi coi forconi. Da anni ci chiediamo cos’è che ancora ci devono togliere prima che ci incazziamo sul serio.

Ma noi, maschere d’argilla impassibili, rimaniamo al bar a discutere sulle questioni di lana caprina, mentre un baratro e un oceano di sterco si spalancano sotto ai nostri piedi. Noi dritti come i senatori romani, impettiti aspettiamo i Barbari ( i musulmani? I comunisti? Gli stranieri? Berlusconi?) sperando che in fondo siano la soluzione, come diceva il buon Kavafis. Noi stanchi, e i Barbari che non arrivano, perchè la colpa è solo nostra, e di quello che abbiamo fatto, pensato e votato (o non votato) negli ultimi dieci anni. O forse negli ultimi cinquanta.

E io che ascolto Ankle Injuries alla fermata dell’autobus, io, che posso fare? Che posso fare, dopo aver tentato tutto (tranne il terrorismo) da quando avevo quindici anni?

Io che ascolto alla fermata dell’autobus, io che guardo, sempre le solite cose, una crepa in più ogni giorno (nel pavimento, nelle anime), io miracolosamente sana, io senza troppi problemi, io contenta di avere quattro arti che funzionano e gli occhi che ancora vedono (potrebbe essere l’ultimo giorno, per me e per voi), io posso continuare a danzare sul filo di questa merda, passandoci sopra, leggera, e sperando che gli schizzi non mi arrivino fino in bocca.

Felice di non aver incontrato l’ennesimo Romano enigmatico paranoico smidollato che passa la giornata alle terme a migliorare la pelle e farsi un sacco di domande (mentre il Goto della porta accanto, nelle stesse ore, ti scopava la moglie e abbatteva tre etteari di bosco per far legna), felice che i miei amici più cari abbiano il coltello tra i denti e due coglioni così (non a caso, persone che hanno problemi più grossi che interrogarsi sui mali del mondo mentre il Governo gli toglie il sedile da sotto il culo), felice che posso tentare, tra un po’, qualcosa di diverso. Non necessariamente meglio, attenzione, ma almeno diverso, che è la sensazione che ha chiunque sia stato oltralpe negli ultimi tre anni (o cinque? O venti?).

Forse fallirò.

Ma tant’è. L’importante, come si dice, è essere consapevoli: e infatti queste pagine sono sempre più stanche e tirate.

E quella vacanza, by the way, è stata proprio una delle migliori di sempre.

Ecchice.

•Ottobre 10, 2009 • Lascia un Commento

Non ho scritto una cippa di min***a; in compenso ho piazzati tre commenti deliranti al post precedente. Sto bene. Sono una pallina tra Bologna, Barcellona e altri luoghi dell’Europoa e del Piemonte. Rimbalzo come in un flipper.

Imparo la seconda lingua romanza nobile ma inutile (il catalano), studio sempre le solite stronzate sul Tardoantico e i c.d. Barbari, mi piace un sacco, tento di laurearmi, scrivo facezie in perenne “corso di pubblicazione” [leggasi: "non vale un cazzo per eventuali concorsi di dottorato"] Berlusconi secondo me sta spiaggiando come una balena, Fini come al solito è l’unico che dica a gran voce cose di sinistra, ho rivisto i miei amici piemontesi e li ho trovati bene (specialmente il mio Orso, che è dimagrito, è un figo pazzesco, è l’unico che di questi tempi si permetta di rifiutare offerte di lavoro e guadagna millemila euro al mese rimanendo invariabilmente il solito cazzone nerd informatico di sempre), quest’autunno non riuscirò a raccogliere le castagne nel bosco e l’alluvione a Messina è la logica conseguenza di anni e anni di edilizia abusiva e condoni su condoni [gli unici che costruiscono abitazioni sui letti dei fiumi, da sempre, si sa, dovrebbero essere i castori, e non gli umani].

Sto con uno di Barcellona che fa il ricercatore ma è nato al porto, come “quattrotrèquarantatrè”. E’ un intellettuale ma anche un tamarro. Parliamo, schifosamente ubriachi, di questioni storiografiche d’attualità tra gli studiosi dell’alto medioevo, andiamo all’opera ma anche in tutti i bar di merda che ci capitano (preferenza: quelli con le luci al neon e nessun quotidiano a parte la Gazzetta). Non esco dalla Barceloneta perchè alla Barceloneta c’è tutto: ancora oggi, nonostante sia uno dei quartieri più turistici di Barcellona, i suoi abitanti usano dire: “Vado a Barcellona” (il che significa spostarsi di 200 metri). C’è il mare, il tabaccaio, il supermercato, il porto, i ristoranti, numerosi bar, una biblioteca: perchè spostarsi? Lui usava, pioniere e coraggioso outsider, frequentare anche il resto dell’urbe. Ironia della sorte, si ritrova al fianco una ennesima vittima della secolare “malattia del Quartiere”. Anche io, ormai, considero Barcellona un gradevole ma inutile contorno.

Queste sono le novità (d’altronde, cari Lettori, Vi avevo promesso di spiegarVi meglio  la storia della Barceloneta -vedi post “My Mainz”-).

A presto, da un luogo o da un altro.

La risposta a tante domande.

•Settembre 23, 2009 • 4 Commenti

Questo mi terrorizza.

Fall-movie

•Settembre 11, 2009 • Lascia un Commento

E’ il film dell’autunno. Quello che assolutamente non potete perdervi.

C’è tutto: il Sessantotto, Scamarcio, una tipa che scopa con due tipi, la Morante, la notte di sesso all’Università, la buona borgesia cattolica redenta dalla figlia contestatrice politica, uno sbrirro che sogna di fare l’attore teatrale e che si scopa la borghese cattolica in democratica alternanza con lo studente operaio leader del Movimento, Orlando che fa il colonnello e, dulcis in fundo, la regia di Michele Placido.

Aaaaah.

Ne sentivamo proprio la mancanza, di un film così.

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[P.S.: nonostante i sorrisetti di Zapatero, nonostante l'ennesimo show e il consueto schemino di Repubblica che allineava data, zoccola di turno presente al festino e relativo impegno istituzionale del Premier saltato a piè pari per godere delle giuoje della vita, nonostante la riapertura dei dossiers sugli omicidi di mafia del '92-'93 e i relativi commenti scandalizzati del Senatore Dell'Utri, decido di NON parlare di politica. E vi propongo, invece, il film dell'autunno. Sono scelte consapevoli: anch'io, come il Senatore Dell'Utri, tengo alle mie coronarie].

Mr. Wiggles loves you (and I love Neil Swaab).

•Settembre 1, 2009 • 1 Commento

mr wiggles guide to internet datings

mr wiggles new pc

does God exist

Domande

•Settembre 1, 2009 • Lascia un Commento

Anch'io ho dieci domande

My Mainz

•Agosto 23, 2009 • 2 Commenti

Mainz - vicino al Guttemberg Museum

Per la cronaca, non sono morta. Sono a Mainz, in Germania, la città di Gutenberg e dell’invenzione della stampa. Prima ero in Piemonte, a godermi l’aria leggera e bagni di sole e di lago, e dopo ero alla Barceloneta (dire Barcellona non è esatto; sono stata più che altro chiusa nel quartiere. Perché uscire? Barcellona è un bellissimo quanto inutile contorno, tutto quello che puoi desiderare si trova già alla Barceloneta. Ma Vi racconterò anche di questo, miei cari ritrovati Amicicici). Sono a Mainz, a studiare i miei adorati relitti litici altomedievali, in un mondo incantato fatto di guest-house gratis, dottorandi felici, fotocopiatrici che funzionano e biblioteche con milioni di volumi. Le fotocopie sono gratuite e noi ospiti speciali (io sono un’infiltrata grazie alle mie note doti di insistenza e alla parola gentile della mia amata professoressa, ma gli altri sono super-dottorandi-dottorati-ricercatori-sarcazzo, e varie altre figure professionali che noi in Italia nemmeno immaginiamo poichè la cronica mancanza di soldi ha come effetto la inesistenza di un sacco di mansioni per cui all’estero si è pagati), noi ospiti speciali, dicevo, abbiamo le chiavi della biblioteca e possiamo entrare e uscire quando vogliamo: il sabato, la domenica, di notte, all’alba. Tutto questo ha un nome: Perfezione.

La città è veramente carina. Ci sono chilometri di isole pedonali e piste ciclabili, regna il silenzio e la gente è serena e sorride. La birra costa poco, mangiare fuori è possibile (nel senso che non ci vuole un budget minimo di partenza di 20 € come in Italia), si mangiano cose buonissime, e la domenica si può andare a passeggiare sul lungo Reno. I bambini sono educati, tranquilli e indipendenti; esiste un tacito accordo parentale: i genitori li lasciano scorrazzare e loro non rompono i coglioni.  E dico i genitori, perché qui, al contrario che da noi, esiste il concetto di padre, cioè uno che ha presente di avere un figlio e ha una moglie che gli permette, e che anzi si aspetta, che il responsabile dell’inseminazione sappia cambiare un pannolino, porre fine a un capriccio, salire in autobus con un passeggino, e perfino portare la creatura a spasso da solo. Certo la rilassatezza dei genitori nordici dipenderà anche dal fatto che se il figlio si macchia i calzoncini non succede niente, perché non lo hanno vestito Mini-Prada da capo a piedi spendendo in media 250 euro per pantaloni lunghi trenta centimetri, scarpe numero quindici e t-shirt misura “sei mesi”. Un’altra cosa positiva è che posso andare al bar e chiedere semplicemente “un caffè”, e automaticamente mi si materializza davanti la brodaglia che tanto amo, senza le consuete patrie macchinose spiegazioni durante le quali io chiedo acqua calda a parte e il barista, il più delle volte, non capisce un cazzo e/o mi sottopone a un interrogatorio, con aria inquisitrice, per stabilire con precisione come e perché io voglia allungare il mio caffè [alla fine della consueta pantomima, il barman “diagnostica” un caffè chiamato alternativamente “americano” o “francesino”, pronunciando la parola con una nota di disprezzo. Secondo me, però, il caffè dovrebbe chiamarsi “resto del mondo”,  perché siamo l’unico quadratino in cui vengano serviti due millilitri di liquido bollente].

However, oggi, in onore dell’età mentale che tutti mi attribuiscono e in onore dell’età biologica del mio fegato (molto superiore all’età anagrafica a causa dell’intensa attività), ho pranzato in piazza alla Festa degli Anziani. Mentre mangiavo il mio wurstel e bevevo la mia brava birretta appoggiata al tavolino del chiosco, mi chiedevo come mai l’età media fosse così alta. Solo dopo, camminando verso la biblioteca, ho visto un cartellone che pubblicizzava la Senioren-sommer-fest e ho capito tutto.

Questi giorni, ad ogni modo, mi stanno consumando il cervello. Penso in italiano, leggo in francese, inglese e spagnolo, parlo inglese e sento tedesco dalla mattina alla sera. Inoltre, dopo cena ho quotidiane conversazioni in italiano con un certo tizio che è madrelingua catalano.

Risultato: poco fa stavo scrivendo un sms in cui spiegavo che non riuscivo ad attivare la connessione internet, e sono rimasta esattamente minuti quattro a pormi la seguente domanda: Si dice “non sono riuscita a connettermi” oppure “non sono riuscita di connettermi”?

Buone cose, Gentili e fedeli Utenti. Non perdete mai le speranze, ci rivediamo presto.

Ironia della sorte

•Luglio 18, 2009 • Lascia un Commento

ronaldo_ibbbbbra

Proprio nel momento in cui Ibrahimovic toglie il suo culone (e quell’imbarazzante pettinatura) dall’Inter e dall’Italia, si configura come molto probabile, per me, la possibilità di trovarsi ad assistere, l’anno venturo, ad un certo numero di partite della Liga spagnola, e in ispecie esattamente del Barça.

Ah, gli scherzi del destino (e del calciomercato).

[per carità, grande campione -tra una rissa e l'altra-...ma mi stava un po' sulle palle anche quando era alla Giuventus...morire che passasse una palla...]

[...o sono forse vittima del complesso "della volpe e dell'uva"...?]