Thanksgiving

•Giugno 28, 2009 • 1 Commento

Ringrazio Mauro Pesce di esistere.

Calci nel culo e lezioni di vita.

[e di ricerca]

Io sto. [Piccolo sfogo tra noi]

•Giugno 24, 2009 • Lascia un Commento

Vorrei chiarire questo:

IO STO BENE.

Sto benone.

Non ho complessi irrisolti, non ho problemi col Padre e la Madre (nemmeno con la Zia), non ho paura di qualcosa in particolare di cui sia irragionevole avere paura, non ho repentini sbalzi d’umore, non penso che Il Mondo Cattivo sia la causa di supposti inesistenti miei problemi (se faccio una cazzata, ho fatto una cazzata, e basta), non soffro di depressione cronico-adolescenziale, non ho paura dei trent’anni e non soffro del complesso di Peter Pan, non ho problemi con l’altro sesso e nemmeno col mio, in generale mi sveglio contenta la mattina e cerco di tirare avanti, con quel che ho, che è già tanto, tantissimo. Ho ventisei anni, sono in salute, mi piace leggere, ascoltare musica, zappare l’orto se si può, andar per boschi, studiare, fare “ricerca”, viaggiare, giocare a biliardo e guardare la partita. Mi piace bere, mangiare e scopare (il che, sottolineo, non è così ovvio: un sacco di gente ha problemi enormi con una o più di queste tre cose). Ogni tanto m’incazzo, ma poi passa. Ho dei periodi neri, come tutti, ma non mi trasformo in un’eroina tragica wagneriana o greca, nè in una isterica impulsiva acida modello quindicenne Dòson-Cric, nè in una maniaca religiosa.

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Quello che proprio non sopporto, però, è quando vengono lì e tentano di psicanalizzarti. Perchè un problema ce lo devi avere anche tu. Perchè non è possibile che tu non nasconda un abisso di follia dietro comportamenti apparentemente normali (tipo studiare, viaggiare o scopare). Perchè tu non lo sai, ma inconsciamente stai male.

NO: sto bene.

Lo ribadisco, per chiarezza: STO BENE.

Rassegnatevi: a volte, dietro un viaggio c’è solo la voglia di viaggiare, dietro una scopata c’è solo la voglia di scopare e, guarda un po’, dietro una gita al bar c’è solo la voglia di farsi un drink e quattro chiacchiere (dell’alcolismo ne parliamo in un’altra occasione, dai). Le cose sono semplici, a volte.

Specialmente per chi è giovane, in salute ed è nato nella parte giusta del mondo (quella dove non devi sparare per mangiare).

Dèi clementi

•Giugno 17, 2009 • 1 Commento

Come sempre mezzo affogata nella melma a pochi giorni da un esame, indietro sul programma da studiare come una lumaca appresso ad Achille, stamani accendo il computer sperando ne: Il Miracolo.

Tra me e me penso: “Adesso vado su internet e vedo che l’appello è stato spostato”.

Digito l’indirizzo. Apro la pagina.

E l’appello è stato spostato.

E l’appello è stato spostato.

E l’appello è stato spostato.

Come sdebitarmi di tanto incommensurabile culo? A chi rivolgermi per offrire i dovuti ringraziamenti? Come capacitarmi di una tale sfacciatissima benevolenza del destino?

Tre preziosissimi giorni in più per studiare.

Dopo nere nubi all’orizzonte, fulmini minaccianti tempesta e cieli gonfi di rancorosi segni divini, il leggiadro Zefiro s’è portato via la collera degli Dèi  e i loro avvertimenti ostili.

Sarà che è primavera per tutti.

Sarà che abbiamo superato le prove volute dall’olimpico consesso.

Sarà che, sentendomi già in debito col mondo per il culo di questo periodo, l’altro giorno, come faccio sempre in questi casi, ho fatto una donazione di dieci sterline al Donkey Sanctuary.

Che cosa c’entrino gli asini con la Storia dell’Arte Medievale, poi, non sta a me tentare di spiegarlo.

A presto, Gentili Utenti.

Non è la cosa in sè, è l’angolo…

•Giugno 8, 2009 • 5 Commenti

Orta_Isola_San_Giulio

Non è l’isola di per sè, che ho visto un milione di volte. E’ che stavolta l’abbiamo proprio vista da tutte le angolazioni possibili, in un solo pomeriggio. Non è il lago in sè, che ho visto un miliardo di volte. E’ che pioveva -e pioveva solo ed esclusivamente tutte le volte che scendevamo dalla macchina-, eppure non ha dato fastidio. Non è che quei dischi che non sentivo più dal pleistocene fossero poi così speciali.

E’ tutte queste cose insieme: girare intorno e intorno e intorno, e poi finalmente arrivarci, sull’isola; è quella strafottenza da turista che ti permette di restare tranquillo sotto catinelle d’acqua, perchè non c’hai un cazzo da fare e te lo puoi permettere; è riesumare roba vecchiiiiissima e piazzarla a palla mentre fuori un po’ è tempesta, un po’ c’è un sole lucido e abbagliante che si riflette sul lago sgomitando tra le nuvole nerissime (e la colonna sonora, quella roba che pensavo d’aver dimenticato e…sorpresa!, mi ricordo ogni nota di tutti gli strumenti, la colonna sonora, ve lo garantisco, era più che perfetta per lo sturm-und-drang-mood del tempo fuori dalla macchina); è che tutto va storto rispetto ai piani e però è bello lo stesso; è provare le strade alternative e scoprire che non sai una cippa di zone che sono sempre state a dieci chilometri da casa tua, e rimanere incastrati col brivido del mortal rischio per la carrozzeria costata sudore e sangue;

è tutte queste cose insieme, è lo stesso oggetto da un’altra prospettiva: così, dopo tre giorni piemontesi accompagnando forestiere genti alla scoperta del mio regno incantato di boschi, torrenti, isole brumose e unicorni, torno a Bologna (appena in tempo per votare) con l’impressione di essere stata in vacanza. Ma in vacanza proprio. Come se non ci fossi mai stata, là. Come se non ci fossi nata.

Grazie alla pioggia, agli imprevisti, alle chitarre elettriche, thank you fog, thank you India: sì, quanto mi sento fricchettona.

[lo so che sembra tutto un discorso scemo da hippy del cazzo, ma vi giuro che è stato proprio così...il mix di una serie di fattori che crea un'impressione inaspettata; potevo ottenere lo stesso effetto con un mix di sostanze chimiche, direte Voi.]

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Comunque, la Draghetti ha vinto con percentuali bulgare.

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E, a proposito di elezioni, mi è stato detto dalle forestiere genti che alle europee avrei votato con un voto sulla linea: “Toma castaña!”. E infatti non è servito a un cazzo, ma, come si dice, ci accontentiamo.

Leaving-Rome (la finale nel mio soggiorno)

•Maggio 28, 2009 • Lascia un Commento

Lasciando Roma nel giorno della finale mi rendo conto del perchè, pur avendo eliminato la TV dalla mia vita, io non abbia eliminato la scheda TV dal mio computer:  il motivo è: il calcio (cioè quei quattro minuti totali in chiaro annui che ci hanno lasciato).

Normalmente vado dicendo che la scheda tv è una bella cosa perchè c’è la BBC, raieduchescional, rai storia eccetera e i documentari e la tv intelligente e bla bla bla. Invece ieri, in treno, tornando da Roma (dopo un soggiorno di cinque giorni ludico-universitario-istruttivo con visite ai principali scavi tardoantichi, chiese paleocristiane e birrette a San Lorenzo), stavo constatando tra me e me che, in realtà, tutti gli utilizzi dell’apparecchio, da quando ne sono venuta in possesso (quattro anni fa), sono coincisi con i principali eventi calcistici mondiali.

Naturalmente, il progetto di un felice ritorno di cui pregustavo già il pregustare la visione del secondo tempo mentre, nell’intervallo, mi sarei spostata con calma dalla stazione a casa, si è trasformato in una forsennata corsa contro il tempo a causa dei sessanta minuti di ritardo del treno. Siamo stati in treno sei ore. In aereo, il tempo sufficiente per raggiungere Teheran.

E vabbè. Nemmeno la finale di Champions, porca vacca. O meglio, gli ultimi tredici minuti, che è come non aver visto niente.

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Stavolta non ci sono immagini: da quando ho avuto l’occasione di utilizzare per un periodo prolungato la reflex digitale del mio amico F*, da quando mi sono abituata alla grande comodità di NON dovere distendersi a terra sotto la facciata di una chiesa per simulare il grandangolo con la mia compatta del 2003, da quando non sono più stata obbligata ad appoggiarmi a qualunque tipo di supporto (cestini della monnezza, selle di scooter altrui, teste dei miei amici) per scattare una foto in condizioni di luce che siano appena inferiori a quelle di un mezzogiorno d’agosto, da quando insomma ho provato la Ferrari provenendo dalla Panda, non mi va più di scattare fotografie con i miei poveri mezzi.

Se il mio amico F* vorrà concedermene qualcuna, l’aggiungerò (è stato anche lui a Roma, per un paio di giorni, chè aveva da fare cose e vedere gente).

Comunque Roma è un casino. Non so proprio come facciano quei 2.726.539 tipi che ci abitano. Meno male che, a convincermi che quelle 5.365 occasioni in cui mi sono girate le palle valeva la pena di subirle, c’è stata la presenza della mia cara amica A*, che non vedevo da tempo, che mi ha sopportata a casa sua per quasi una settimana (e non è facile), che sono stata felice di ritrovare. Roma. Bella e tutto, per carità, bellissima (anche se…la più bella città del mondo…mah…siamo poi sicuri?). Fantastica Roma, grande Roma, Roma è sempre Roma, Roma caput mundi, l’impero romano, i monumenti, Alberto Sordi, Sabrina Ferilli, il Papa, Flavia Vento, la grattachecca, il Papa, l’amatriciana, l’aperitivo a Campo dei Fiori, il raccordo anulare, Carlo Magno incoronato, Michelangelo, Maurizio Gasparri, il Papa, il tramonto sul Tevere, eccetera eccetera. Però che casino. Meno male che non abito a Roma.

Forse l’universo-mondo, quella folla compatta che mi ripete da anni di smettere di rompere i coglioni e andarmene affanculo a vivere a Berlino o a Utrecht ci ha ragione, vah.

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[ci stiamo attrezzando; vediamo cosa si può fare].

Esco un attimo a prendere le sigarette, amore.

•Maggio 15, 2009 • Lascia un Commento

Allora. La mia scomparsa improvvisa ha giustificazioni più che valide.

Il 29 di aprile sono partita da Bologna alla volta di Trento, dove giacciono silenziosi e misteriosi i reperti archeologici che devo studiare.

L’idea era quella di star via tre giorni (e infatti avevo portato: numero tre calzini, numero tre mutandine e numero un reggiseno, un paio di pantaloni di scorta, due maglie).

Invece me ne sono rimasta a zonzo per ben diciassette giorni, riguadagnando il patrio bolognese suolo soltanto ieri 14 maggio, passando nell’ordine da: Trento, Trieste, Grado, Aquileia, Cividale del Friuli, una notte a Bologna (dove peraltro non ho nemmeno dormito a casa mia), e di nuovo Trento. Tutto per ufficiali motivi di studio, infarciti di graditi siparietti ludici.

no, non è Napoli, è Trieste, alla faccia di chi dice che al nord c'abbiamo solo la nebbia

Come si fa a restare in giro diciassette giorni con una valigia per tre? Si lavano i calzini e gli slip praticamente ovunque e con qualunque cosa, si sta in pigiama nella casa del tuo caro amico triestino (sprovvista di ogni comfort e senza nemmeno la cucina a causa del recentissimo acquisto e delle conseguenti enormi ristrutturazioni) mentre aspetti che i vestiti si asciughino al sole in terrazza, si sta coi jeans a casa del sopradetto amico aspettando che la biancheria e il pigiama asciughino al sole in terrazza, ci si accontenta di poco e si riscopre ancora una volta il piacere di rendersi conto che per vivere bene non serve quasi un cazzo (a parte un sacco a pelo, una saponetta e le sigarette).

La vista dalla mia finestra di Trento

Del fatto che trovi Trento graziosa, vivibile, civile, pulita, piacevole e abitata da persone serene e cordiali forse non ho mai parlato in questo blog, ma è cosa nota ai più tra quelli che hanno l’immensa fortuna di conoscere questa cacaminchia un po’ rimbambita di persona.

Trento

La scoperta è stata il Friuli Venezia Giulia (lo scrivo per esteso perchè i Friulani-giuliani sennò si offendono).

Grado Grado_2

La mia idea della regione, in precedenza, era mutuata da: 1) la visione del film Va’ dove ti porta il cuore all’età di quattoridici anni (fotografia struggente-malinconica con paesaggi solitari e tristissimi e lande desolate battute da un vento impietoso; cielo perennemente plumbeo per suggerire  allo spettatore che i personaggi della Tamaro non se la passano per niente bene); per inciso, nonostante avessi quattordici anni e non avessi ancora visto tutti i film di Kim Ki Duk e dei fratelli Coen, la pellicola mi aveva suscitato anche allora un netto moto di disapprovazione; 2) una visita veloce (rigorosamente chiusi in pullman, dato che avevano appena tirato giù le Torri Gemelle) per Trieste con i miei compagni di classe durante la gita di IV superiore, mentre andavamo a Budapest. L’80% delle persone che avevo intravisto attraverso i vetri aveva più di settant’anni, la città mi sembrava grigia e spenta e quando ci hanno mollati per mezz’ora in libertà vigilata sul Molo Audace  non vedevamo l’ora di risalire in pullman, perchè il freddo e la bora ci stavano staccando la pelle dalla faccia.

Cividale

Cividale_2

A maggio 2009, invece, scopro che: Trieste, invasa dal sole, toglie il fiato. E’ abitata anche da persone sotto i settant’anni, alla mattina vieni svegliato dal canto dei gabbiani, e con cinque minuti a piedi, in salita su stradette tortuose che sanno di Lisbona, ci si ritrova in mezzo al verde, ma non un verde qualunque: un verde intenso, lucido e lussureggiante, prorompente, che odora di fiori e di bosco in modo violento e sfacciato. E se guardi tra gli alberi, giù in fondo puoi vedere il mare.

Tra questi ameni luoghi occhieggiano casette d’altri tempi, casette carsiche nelle quali, in questo periodo, ci si reca per rendere onore ad un’antica tradizione del posto: sbronzarsi con gli amici. Sono le osmizze: ai tempi del regno austro-ungarico, Maria Teresa d’Austria aveva accordato ai contadini il permesso, per qualche giorno all’anno, di vendere i propri prodotti senza che fossero soggetti alle tasse. Al giorno d’oggi, questo significa che puoi trotterellare da un punto a un altro delle colline carsiche a casa di sconosciuti che agghindano e preparano il giarino con tavoli e candele per poter vendere agli allegri avventori il proprio vino e i propri salumi, formaggi eccetera. Il tutto per una cifra talmente ridicola che anche un Oliver Twist  potrebbe aggiudicarsi una sbronza con garanzia di caduta libera nel dirupo al ritorno. Devo raccontarvi di quanto erano buoni il vino e il cibo? No, non devo raccontarvelo, ve lo immaginate.

Cibo buonissimo tipico cividalese, si chiama Frico

Altre cose fatte/viste: sagra del paesino su in montagna (dieci e lode); Grado (con la sua aria un po’ poesia, un po’ congelata a cent’anni fa); Cividale e Aquileia, meraviglie e parco giuochi dello studioso di arte e archeologia altomedievali.

Papaveri tra Grado e Trieste

E il sole, il sole e i campi di papaveri (tra i quali il mio amico F*, che è una specie di Cartier-Bresson, ha voluto fermarsi, con grande gioia della sottoscritta, a fare le foto), le strade in mezzo all’acqua della laguna, le colline di Cividale coi loro vitigni e i posticini dove bevi un bicchiere sotto l’ombra del fico, nel torpore calmo del primo pomeriggio, per ottanta centesimi.

Beh, insomma, cari Utenti, ora sapete perchè sono sparita per così tanto tempo, e spero vogliate perdonarmi l’assenza ed essere clementi, continuando a visitare speranzosi le pagine di questo umile loco del cyberspazio.

A presto, Gentilissimi Lettori.

Io esco a prendere le sigarette. Torno subito.

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P.S.: se passate con il mouse sulle foto, dovreste vedere la didascalia]

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Piccolezze

•Aprile 30, 2009 • Lascia un Commento

angela-sozio

La notizia del giorno:

Contrordine da Varsavia nella notte: “Via le Veline”. E in lista ne resta una.

Dopo le critiche della moglie sulle showgirl candidate il premier corre ai ripari.

Dietro un piccolo uomo, c’è sempre una piccola donna: la piccolezza delle polemicucce italiane.

Peccato che le figure di merda che facciamo in Europa siano giganti.

Haiku della notte

•Aprile 28, 2009 • Lascia un Commento

Sorriso sereno contro paranoia: vince paranoia.

Pesantezza contro leggerezza: vince pesantezza, ovvero:

forbice contro sasso, vince sasso.

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[Ma: attenzione: c'è il trucco; prima o poi. Carta vince sasso].

Orrori

•Aprile 28, 2009 • Lascia un Commento

aaaaaaaaarrrrghhhhh

Una cosa della quale non ho mai parlato in questo blog è la mia Missioneossessione avente come oggetto la grammatica e la lingua italiana.

Uso girare (da anni) con penna o pennarello indelebile nella borsa, e quando vedo un errore di grammatica o di ortografia lo correggo, a volte commentando.

Gli errori di lingua mi provocano un senso di malessere quasi fisico, specialmente quando si incontrino in luoghi assolutamente inaspettati (in ogni edizione di TG ce n’è almeno tre o quattro nelle scritte che passano in sovraimpressione; ce n’è sul retro delle confezioni di dentrifrici e detersivi, nei giornali, e perfino nei documenti ufficiali).

Tra le “correzioni” più eroiche:

1) terza liceo, notte, dietro al locale da cui stiamo uscendo c’è un piccolo parco, un cartello con tanto di solido palo (un cartello MESSO LI’ DAL COMUNE!!!) avvisa di non entrarci con biciclette o moto. Non ricordo con precisione la frase ma noto con orrore che c’è il soggetto plurale e il verbo singolare (una cosa tipo: “Biciclette e ciclomotori non DEVE entrare all’interno del parco”). Mi armo di pennarello, un amico mi solleva affinchè possa arrivare in alto a scrivere, correggo l’errore e commento spiegando che se il soggetto è plurale anche il verbo deve esserlo. Non sono mai più tornata a verificare se il cartello, con la mia scritta a pennarello, fosse ancora là dov’era.

2) Quinta liceo, per strada mi danno il volantino di una nuova videoteca aperta da poco. Su tutto spicca la frase: “EcceZZionale!!! Videogiochi a partire 5 €!!!”. Arrivo a casa, chiamo la videoteca, spiego la cosa. La signorina dapprima è gentile, non capisce. Poi (con tono piccato): “Scusi, ma lei ha telefonato solo per far notare un errore?”, “Sì, certo, se io avessi appena aperto una videoteca e avessi distribuito centinaia di volantini con un madornale errore, sarei contenta che qualcuno mi avvisasse.”, “Ma…ma…ma…”, Clic.

3) Due anni fa, Cervia, su OGNI campana del vetro campeggia un avvertimento: No plastica e carta, vetro QUI’ . Correggo con grossa X rossa e commento spiegando (con sottile ironia): “Qui si scrive SENZA accento, INIORANTI!”.

Questo per darVi, Gentili Utenti, un’idea della portata del fenomeno.

Beh, morale della favola, ieri sera mi capita di dover usare la funzione “ricerca file” di Wimmerda. Mi aveva sempre dato una specie di piccola vertigine servirmene, intuivo che c’era qualcosa che non quadrava (ma evidentemente il mio subconscio si rifiutava di credere che uno degli strumenti più usati del più diffuso sistema operativo al mondo potesse contenere un errore di grammatica).

Ieri, invece, LO NOTO: è lì, davanti a me, mi fissa con muta sfrontatezza:

“Scegliere UN’OGGETTO da cercare”.

Guardate qui sopra: l’immagine non è il massimo, ma si vede bene.

Orrore, terrore, smarrimento, incredulità (chi, pagato profumatamente da Microsoft, avrà cacciato un bell’apostrofo davanti a nome maschile? Quale sopraffino tecnico professionista sprezzante le inutili e frivole humane litterae avrà fatto questa fantastica figura di merda su scala nazionale? Con questa domanda, Stimatissimi Lettori, vi lascio).

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[Dio mio. Dove andremo a finire].

Auguri!

•Aprile 25, 2009 • Lascia un Commento

Meno male che è il 25 aprile.

Mi vesto carina (come si fa per le cerimonie) e vado a vedere la deposizione della corona di fiori sotto al monumento ai caduti in piazza maggiore, e poi vado a sentire un coro di bambini nel mio quartiere. Canteranno le mie canzoni, roba che viene dalle montagne su per di là, dal Piemonte eccetera. Che siano stati anche partigiani novaresi e milanesi a liberare Bologna, il 21 aprile (già il 21) del 1945, ne vado un po’ stupidamente fiera, e quando posso lo rinfaccio (ma i Bolognesi non lo sanno…).

Si diceva, si ha bisogno di riti e celebrazioni. Io non ho la messa di Natale nè quella di Pasqua, non ho un idolo da osannare di qualsivoglia genere, e tutto sommato credo sul serio in ben poche cose: e quindi, meno male che c’è il 25 aprile, la principale festività del mio calendario laico (insieme al primo maggio).

Meno male che c’è il 25 aprile, che almeno quello non me lo toglie nessuno.

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P.S.: pensateci, cinque minuti almeno, a cos’è successo 64 anni fa.